La predica del padre carmelitano

Quando facevo il consulente religioso dell’Associazione dei Maestri Cattolici, si organizzavano di frequente delle lezioni di carattere pedagogico e didattico. Ne ricordo una in particolare di una docente di pedagogia dell’Università di Padova, che affermava che le verità che resistono di più al passare del tempo sono quelle che qualcuno ha scritto per primo sulla coscienza del bambino. Credo che sia vero.

Per quanto riguarda la mia vita cristiana e di prete, anch’io, a livello pastorale ricordo più nitidamente le mie prime esperienze sacerdotali e le “direttrici di marcia” che ho appreso dai miei primi parroci e dai sacerdoti e religiosi che ho incontrato da fanciullo e da adolescente.

Da questa convinzione è nata in me la scelta, quando ero parroco, di privilegiare il mondo dei bambini e dei giovani ed oggi mi sforzo soprattutto di seminare nei miei sermoni delle verità forti offerte con grande convincimento in maniera che possano essere, per i fedeli, punti di riferimento e di aggancio piantati con decisione nella coscienza perché reggano anche quando infuria la tempesta di sentimenti, di opinioni e di tesi divergenti.

A tal proposito ricordo la predica di un padre carmelitano che ho ascoltato durante un ritiro spirituale in seminario forse ai tempi del ginnasio o della prima liceo. Questo sacerdote aveva imperniato il suo discorso sul fatto che ognuno deve far chiarezza dentro di sé ed avere nitida l’idea di quale sia la meta che vuole raggiungere nella sua vita.

Ci fece in proposito un esempio su cui ho riflettuto tantissime volte e che mi ha sempre salvato da sbandamenti e da infatuazioni apparentemente fascinose. Disse: «Se io incontro per strada un uomo e gli chiedo dove sta andando, perché ho bisogno che mi aiuti a raggiungere un posto poco conosciuto, se questi è una persona cortese mi dirà dove sta andando, ma se gli chiedessi quale sia la meta ultima della sua vita, molto probabilmente mi guarderebbe stupito come se io fossi un balordo».

A questo mondo affondiamo letteralmente in un mare di parole, opinioni, congetture, informazioni ed interessi, però troppi non hanno ancora affrontato il problema dei problemi: “Cosa fare della vita, qual’è la sua meta finale, qual’è il traguardo che giustifica e dà senso e giustificazione ad ogni sforzo?”.

Io sono grato al fraticello carmelitano che tanti anni fa ha seminato nella mia coscienza questo interrogativo che mi ha costretto a darmi una meta precisa e definita.

Spero che questa mia confidenza convinca anche altri a fare lo stesso perché questa è vera saggezza.

19.03.2014

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