L’angiolo

Le morti infantili che furono una piaga anche nella nostra terra fino a cent’anni fa – e lo sono purtroppo ancora nei Paesi del terzo e quarto mondo – sono pressoché scomparse da noi. Nonostante ciò, forse per antica tradizione, c’è un campo nel nostro cimitero dedicato ai bambini.

A me capita al massimo due o tre volte all’anno che sia richiesta la mia presenza per una benedizione prima che la terra copra le piccole bare. Di solito si tratta di bimbi che non hanno avuto il dono di vedere la luce perché morti prima di nascere. Normalmente la funzione religiosa in queste occasioni è molto breve, ma sempre desta tanta tenerezza, come commuove il dolore delle giovani mamme che han sognato di vedere il sorriso frutto del loro amore, ma che il mistero della morte ha loro rubato.

Un tempo, in riferimento a questi bimbi non battezzati, gli studiosi di teologia, che sembrava sapessero sempre una pagina più del libro, avevano messo a punto una dottrina per cui a queste creaturine di Dio era destinato un luogo un po’ ambiguo che non sapeva né di luce né di buio e che avevano chiamato – non so perché – “limbo”, tanto che il termine esiste ancora per descrivere le situazioni dei nascituri che fino a ieri erano in stand-by, ma che oggi sono nella luce di Dio. Fortunatamente i Padri conciliari hanno depennato questa dottrina abbastanza arbitraria.

Questa mattina ho benedetto la minuscola dimora sulla terra del piccolo Francesco, ma ho rassicurato i genitori che il bimbo, frutto del loro giovane amore, sarà loro per sempre particolarmente riconoscente perché gli hanno donato la “vita nuova” senza che, come noi, sia stato costretto a percorrere un lungo tratto di strada irta di pericoli e di tentazioni. Francesco si è tuffato subito nella luce e nel cuore del Padre e loro, ogni volta che penseranno a lui, dovranno esser certi che quel bimbo da oggi li attende in Cielo per dir loro “grazie” e la sua presenza aleggerà fin da subito nella loro casa.

Il fossore prese la piccola bara bianca e la depose con delicatezza nella buca appena scavata, la giovane mamma vi posò una rosa bianca e le pale cominciarono a deporre la terra finché pian piano ne fu ricoperta, ma per un momento rimase visibile solo la rosa bianca della madre.

Me ne andai, togliendomi la stola bianca simbolo di letizia e di speranza, sperando che il piccolo Francesco ricordi e protegga anche questo vecchio prete che pregò sulla sua tomba in un giorno di sole e di primavera.

La vita rimane un mistero, ma alla luce della fede è un dolce e bel mistero!

15.03.2014

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