Il pericolo dell’utopia

Ho appena terminato di leggere un libro dal titolo un po’ sconcertante e dai contenuti che mi hanno fatto rabbrividire; comunque è stata una lettura sostanziosa e alla fine positiva, lettura che mi ha fatto prendere coscienza di problemi quanto mai cruciali del nostro tempo.

Comincio dal titolo, “La bontà insensata”. L’autore è un pensatore israeliano, il quale, assieme ad altri uomini di cultura, ha creato “Il Giardino dei Giusti”. Da quanto ho potuto capire si tratta di un parco in cui si dedica un albero ad ogni uomo che con coraggio e spirito di sacrificio ha messo a repentaglio la propria vita per salvare qualche ebreo dallo sterminio decretato dal regime nazista. L’iniziativa ha una tesi di fondo: l’atto di bontà di questi uomini coraggiosi e generosi che ha comportato rischi gravissimi, praticamente non ha risolto il dramma dello sterminio di sei milioni di ebrei da parte di Hitler e di altre decine di milioni da parte di Stalin, ed oggi di altre centinaia di migliaia di uomini uccisi dai dittatori di turno, tuttavia è una testimonianza che almeno riesce a far distinguere il bene dal male e quindi rimane un valore positivo in assoluto. Questa verità è già un’affermazione di estrema portata umana e storica.

Il volume però porta avanti sostanzialmente anche un’altra tesi forse ancora più importante, ossia che l’utopia di distruggere una società ritenuta ormai perversa, ingiusta e irrecuperabile è comunque pericolosa e disumana perché porta a sacrificare in maniera lucida tutti coloro che si oppongono ad essa o perlomeno non l’appoggiano. E’ la motivazione che ha fatto da supporto al nazismo, al fascismo, al comunismo e a tante altre rivoluzioni che si sono fondate e si fondano sull’utopia che bisogna distruggere tutto e a qualsiasi costo della società malata ed ingiusta per costruirne di nuove e di migliori a tal proposito l’autore dimostra con lucidità e dati storici alla mano l’assurdità e la pericolosità di tale tesi, che porta a risultati veramente nefasti, tragici e disumani quali quelli che sono storicamente sotto gli occhi di tutti.

Egli ricorda che perfino il cristianesimo, che per antonomasia vuole essere la religione dell’amore, quando è diventato integrista ha portato a questi tristi effetti: vedi le crociate, l’inquisizione ed altri ancora. Le utopie, ossia il sogno di un mondo nuovo e migliore sono una bella e grande realtà, però solamente quando non sacrificano le persone, pur di raggiungere a qualsiasi costo i loro presunti obiettivi umanitari.

13.03.2014

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