I gigli del campo

Ci sono certe pagine del Vangelo che continuano non solo ad accarezzarmi il cuore nel giorno che le leggo, ma che mi accompagnano per giorni e giorni come una dolce carezza o il profumo di primavera.

Il discorso di Gesù di guardare gli uccelli dell’aria e i gigli del campo, mi ritorna osservando il risveglio della terra per rassicurarmi che non sono come un fuscello in balia delle onde, ma che c’è in cielo una stella polare che, luminosa, mi indica la direzione sicura per dar senso alla vita. Essa mi aiuta a non lasciarmi travolgere dalla paura, dal buio o da certi deludenti atteggiamenti di questa nostra società, spesso incredula, che si fida più dei soldi in banca che di quel Dio che ha creato un mondo di una infinita bellezza e delle creature dalle risorse illimitate.

Il discorso della montagna, che mi ha fatto sentire tra le braccia forti e rassicuranti del Padre della parabola del Figliol Prodigo, mi sta spingendo a guardare il domani con serenità e fiducia nonostante che i miei ottantacinque anni mi costringano a pensare frequentemente alle luci della sera.

Questa pagina del Vangelo ha fatto riemergere dal mio passato una bellissima testimonianza che mi fa ancora bene. Una quindicina di anni fa ero parroco in una comunità dove ogni anno celebravo le nozze cristiane a decine e decine di fidanzati. Vennero da me in canonica due ragazzi per scegliere i testi delle letture per l’Eucarestia delle loro nozze. I testi scelti della Scrittura dovrebbero essere come la “magna carta” o la carta costituzionale per la vita di sposi. In genere i nubendi, per il Vangelo, scelgono il passo dell’antico testamento in cui si dice che i due coniugi diventano “un’unica carne” e che “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Oppure, molto di frequente, scelgono la parabola “della casa costruita sulla roccia e quella costruita sulla sabbia”, ad indicare che il matrimonio regge solamente quando è costruito su solidi principi morali e cristiani.

Ebbene questi due ragazzi, intelligenti e soprattutto innamorati, mi dissero che sceglievano appunto la pagina sugli “uccelli dell’aria e sui gigli del campo”. Stupito da questa scelta assolutamente insolita, chiesi loro il motivo di questa loro decisione. Ricordo ancora quei due bei volti puliti e sani. Mi dissero: «Vogliamo vivere il nostro domani come una bella avventura, non lasciandoci condizionare dalla carriera, dal benessere, dalle proposte opprimenti della nostra società; vogliamo vivere liberi e felici il nostro amore senza palle di piombo al piede, fidandoci della vita e del domani».

Quando li ricordo sento ancora la gioia di quella confidenza, tanto quei due ragazzi mi sono piaciuti, tanto li ho ammirati!

La vita ci ha divisi. Mi piacerebbe tanto, prima o poi, poterli incontrare e mi piacerebbe ancora di più, che mi confermassero che la loro vita è andata così come l’avevano sognata il giorno delle loro nozze.

Se ci fidassimo un po’ più di Dio, tutto sarebbe tanto più bello.

05.03.2014

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