La stagione dei raccolti

Una confidenza di uno dei ragazzi dei tempi del mio sacerdozio a San Lorenzo mi ha fatto riflettere e mi ha dato una spiegazione in uno dei frequenti incontri che danno conforto e letizia alla mia canizie. Due o tre anni fa l’affermato architetto mestrino Gianni Caprioglio, che ho incontrato ragazzo fin dai tempi in cui facevo il cappellano a San Lorenzo, di fronte alle mie continue insistenze presso la Veritas e il Comune per l’inadeguatezza della vecchia cappella dell’ottocento del nostro cimitero, si è offerto di progettare, a titolo gratuito, una chiesa all’altezza dell’importanza della nostra città, chiesa da costruirsi all’interno del nostro camposanto.

Questo architetto, vero amante della nostra città, si impegnò seriamente e disegnò un progetto veramente bello della nuova chiesa, progetto e relativo plastico che conservo gelosamente per tempi migliori per l’economia della nostra città. Trovammo assieme l’ubicazione quanto mai opportuna; io suggerii poi anche una soluzione per il finanziamento che non sarebbe costato un centesimo al Comune, ma che esigeva solamente l’anticipazione del costo della costruzione.

La crisi economica ci colse in pieno e perciò fu giocoforza riparare sul prefabbricato attuale, che di certo non è un’opera d’arte, ma risponde in maniera adeguata ai bisogni dei numerosi fedeli.

Ebbene, un giorno che andai allo studio di Gianni, fui sorpreso dalle sue dimensioni e dalla ventina di collaboratori tra architetti e geometri. Quando manifestai la mia sorpresa e la mia ammirazione, Gianni mi disse come fosse una cosa scontata: «Don Armando, sto raccogliendo i frutti di una vita di impegno e di lavoro».

A pensarci bene, dovrebbe essere sempre così. In qualsiasi posto io vada, trovo sempre gente che si complimenta per i Centri don Vecchi, per il mio impegno per gli anziani, per il periodico “L’Incontro” e per l’altra serie di pubblicazioni che col bellissimo gruppo di collaboratori riusciamo a stampare, così che il dialogo con la città è sempre vivo e fecondo. Così si complimentano per il mio servizio pastorale in quello che, per vezzo, ho chiamato “La cattedrale tra i cipressi”, chiesa che mi riempie di consolazione per la bellissima comunità che pian piano l’ha eletto come il luogo della propria preghiera e per l’ascolto della parola del Signore.

Tante volte ho ringraziato il Signore per tutte queste consolazioni che sono di certo un Suo dono, ma che spero, rifacendomi alle confidenze dell’architetto Gianni Caprioglio, siano pure il frutto di sessant’anni di lavoro appassionato e senza risparmio.

Penso di aver lavorato e di essere pure oggi tanto impegnato, però devo confessare che questo lavoro è stata una grazia e che pure anche quaggiù sto raccogliendo un frutto insperato ma tanto bello e gratificante.

04.02.2014

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