La moda

Forse dipenderà dal fatto che sono un vecchio scapolo, o forse perché a motivo della modestia di risorse economiche sono abituato a non sprecare, so di essere molto critico con la moda, specie quella femminile. Mia madre, non so se per educazione o per necessità, mi ha educato alla parsimonia e alla sobrietà. A casa mia non andava buttato via nulla. Ricordo che per la mia prima comunione i miei genitori mi hanno comperato un vestito da tenente di marina. Penso che dopo di me mezzo paese abbia adoperato questo vestito.

Anche quest’anno, col comparire della moda degli stivali e dei fuseaux, che come per incanto ha vestito alla stessa maniera l’universo femminile, non ho resistito a trattenermi dal dare qualche stilettata in proposito. Però, volendo essere onesto con gli altri, ma soprattutto con me stesso, ho pensato che se le donne vestissero soltanto come cinquant’anni fa, sarebbero ben monotone. A casa mia c’era in cornice una foto di mia mamma, poco più che ventenne, che da giovane era molto bella, con un vestitino con la cintura a livello dei fianchi ed un cappellino alla Maria Josè. Ogni tanto mi veniva da dirle: «Ma mamma, come ti vestivi?» Lei sorridendo affermava che quando le avevano comperato quel vestito in paese tutte glielo invidiavano perché era alla moda!

Ho concluso che, nonostante la crisi economica, sarà opportuno che permettiamo alle nostre donne la piccola debolezza di tentare ad ogni stagione di “farsi nuove”.

Qualche giorno fa, partendo da questi pensieri abbastanza leggeri e frivoli, m’è capitato di imbarcarmi in una riflessione molto più seria ed importante, arrivando ad una conclusione quanto mai scontata, ma disattesa dalla maggioranza dei cristiani, ossia che pure la fede e la religiosità che la alimenta e la esprime sono un fatto dinamico, in continua evoluzione, tanto da vestirsi sempre in maniera diversa, e pur mantenendo la stessa identità, molto velocemente cambiano volto e respiro. Una fede “ingessata” soltanto da dieci anni assomiglia a quelle vecchie nobildonne veneziane che ho conosciuto quando ero cappellano ai Gesuati, signore che andavano a spasso col collarino. Chi mai accetterebbe oggi anche la donna più bella vestita a quel modo?

Io ho preso coscienza formale di questo fatto una decina di anni fa, quando ho fatto trasloco dalla canonica di Carpenedo al “don Vecchi”. Quando mi capitò di decidere quello che dovevo portare con me rimasi un po’ perplesso di fronte ad un cassone di appunti delle mie prediche. Dopo un attimo di esitazione le buttai. Quelle rare volte infatti che m’era venuta la tentazione di riesumarne qualcuna, ho capito che era ridotta ormai ad un reperto storico morto e superato e non più presentabile, anche se datava di un solo anno.

Per questo motivo sento il bisogno e il dovere di avvertire i fedeli che la fede è un fatto vivo, dinamico che, crescendo, si sviluppa, si esprime sempre con accenti nuovi e diversi; quindi c’è assoluto bisogno di lettura, aggiornamento, riflessione, per poter avere nel cuore un fiore vivo e profumato, non un fiore di plastica sbiadito, sempre uguale ed inerte. Questo vale per i preti, ma pure per i fedeli.

05.02.2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.