Pochi e vecchi

Almeno una volta al mese procuriamo che al “don Vecchi” ci sia un incontro di carattere ricreativo e culturale presso ognuno dei nostri Centri. Gli anziani tenderebbero a rinchiudersi nel loro piccolo mondo, paghi della routine di tutti i giorni: mangiare, dormire e fare le quattro spese assolutamente necessarie. Per superare questo “quotidiano” monotono e sempre uguale, invitiamo con una certa frequenza cori o gruppi teatrali per offrire un pomeriggio diverso dal solito.

In città sono abbastanza numerosi, specie i gruppi corali, quasi sempre di anziani, che appoggiandosi alle parrocchie o ai centri di quartiere, dedicano almeno due incontri settimanali alle prove, ma poi sentono il bisogno di potersi esibire al pubblico. Quindi è abbastanza facile trovare qualcuno di questi gruppi corali che accettano di buon grado i nostri inviti. I Centri don Vecchi offrono sempre ambienti più che dignitosi ed una platea di pubblico pronta ad applaudire.

Spesso si tratta di complessi modesti e senza eccessive pretese, però talvolta ci capita che pure gruppi affermati si offrano volontariamente di intrattenere i nostri anziani offrendo un pomeriggio diverso e sempre gradevole. Gli anziani, senza spendere nulla e soprattutto rimanendo all’interno della nostra struttura, possono aprirsi a qualcosa di diverso, ma soprattutto di bello e di armonioso.

Domenica scorsa è stata la volta del “Coro Marmolada”, il coro famoso per i canti di montagna e folk in genere. Il “Marmolada” è un coro assai conosciuto e soprattutto di alto livello artistico-musicale. E’ stato davvero un grande successo; la hall, dove si è esibito, era affollatissima: applausi scroscianti e soprattutto gradimento assoluto dato che moltissimi canti in programma erano conosciuti e che l’esecuzione è stata gradevolissima e di alto livello.

Mi lega a questo coro una lunga amicizia perché molte volte si è esibito nella mia vecchia parrocchia e perché conosco molti dei coristi e soprattutto il maestro Favaretto che per molti anni ha cantato nel coro della parrocchia di Carpenedo. Dopo essermi complimentato con lui e ringraziato tutto il coro per l’ottima esecuzione e perché la trentina di coristi aveva dedicato un intero pomeriggio della domenica ai nostri anziani, abbiamo chiacchierato un po’ del più e del meno soprattutto per quello che concerneva l’attività artistica della sua compagine canora ed è venuto a galla un eterno problema che è presente in tutto il mondo del volontariato: mentre il coro è invecchiato alquanto – mi pare che sia presente in città da quasi mezzo secolo – sono scarse le nuove adesioni e soprattutto vengono a mancare quelle dei giovani.

Lungi da me diventare il solito cantore del tempo passato o un Catilina nei riguardi dei giovani di oggi, sta però di fatto che quando e dove si tratta di impegnarsi e di sacrificarsi, pare proprio che i giovani siano restii e renitenti.

Oggi ritengo che forse il nostro Paese abbia bisogno di coraggio, di generosità, di fatica e di abnegazione da parte di genitori, insegnanti, sindacalisti, preti ed educatori in genere; se non vogliamo che la nostra gioventù vada allo sbando, dobbiamo cominciare prima ad insegnare, poi a pretendere che essi si impegnino di più. Questo, prima che un nostro dovere, è il miglior dono che oggi possiamo fare loro.

02.02.2014

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