“La bontà insensata”

Per Natale una cara e preziosa collaboratrice dei Centri don Vecchi mi ha regalato un volume dal titolo un po’ strano, “La bontà insensata”. Normalmente i titoli dei volumi sono scelti o per indicarne il contenuto o per stuzzicare la curiosità di eventuali lettori.

Come sempre ho letto la presentazione sulle due spallette della copri-copertina, una che indica il contenuto del libro e l’altra la personalità dell’autore. Poi ho pure letto la prefazione. Di primo acchito m’è parso di capire la tesi del volume, che m’è parsa essere questa: anche nei drammi più foschi e tragici della storia c’è sempre qualcuno che dissente e che costituisce quasi un faro che indica la sponda, l’approdo sicuro.

Sto leggendo con estremo interesse questo volume che, tutto sommato, si rifà alla scelta di Israele di dar vita ad una specie di registro contenente l’elenco dei “giusti delle nazioni”, ossia di coloro che durante il genocidio degli ebrei portato avanti dal governo di Hitler e seguito in maniera un po’ meno maniacale, ma sempre odiosa e disumana, da Mussolini, hanno tentato di salvare da morte certa gli ebrei destinati ai lager nazisti, mettendo a repentaglio la loro stessa vita in questa opera di salvataggio.

Il volume, oltre a questa tesi, ne porta avanti, attraverso un ragionamento quanto mai rigoroso e documentato, altre pure che offrono un sicuro punto di riferimento per chi sarebbe portato, in certe circostanze, a condannare l’intera nazione in cui esse sono avvenute mentre, secondo l’autore, le responsabilità sono sempre personali.

Nissim, autore del libro, partendo dalla tragica esperienza degli ebrei, spazia in largo analizzando i drammi del mondo intero e scoprendo sempre, al loro interno, qualcuno che per i motivi più diversi, dissente, e mettendo in pericolo la propria vita, dà testimonianza di altruismo e di umanità.

L’autore si ripromette di conservare la memoria sia delle stragi, che di chi s’è dissociato, dando testimonianza di condivisione del dramma dell’oppresso e di rifiuto del persecutore, portando l’esempio esemplare di Patulucci in Grecia, di Perlasca in Romania, di Costa in Ruanda e di Calamari in Argentina. Questi eroi in qualche modo riscattano le colpe di certi dittatori sanguinari e delle follie razziali di certi popoli e seminano la tolleranza e il rispetto reciproco nei solchi della storia.

Questa “bontà”, che in realtà non riesce mai ad opporsi in maniera risolutiva alla cattiveria, è solo apparentemente “insensata” perché almeno mette pace e serenità nella coscienza di chi la pratica e nello stesso tempo segna sempre in maniera indelebile lo spartiacque tra bene e male e questa non è una cosa di poco conto.

30.01.2014

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