Il vecchio e il mare

Da qualche giorno a questa parte in rapporto alla lettura di un volume in cui eminenti pensatori esprimono il loro pensiero molto critico su Dio, sul cristianesimo e sulla Chiesa, mi torna in mente un lungo e famoso racconto di Heminway, “Il vecchio e il mare”. Lo riassumo in poche parole per chi non l’avesse letto, perché possa comprendere il mio stato d’animo.

Il libro racconta la vicenda di un vecchio pescatore che esce in mare per la pesca e fortunatamente, ma con tanta fatica, riesce a prendere un grosso pesce, ma data la sua mole non è in grado di caricarlo a bordo, quindi lo lega alla barca sperando di portarlo in qualche modo a riva. Purtroppo altri pesci, quanto mai voraci, glielo mangiano letteralmente e il pescatore, dopo tanta fatica, arriva alla sponda con solamente la lisca del grande pesce. Il romanzo rispecchia la visione pessimistica del grande narratore che finì per togliersi la vita nonostante i suoi successi. La storia, pur narrata con stile limpido e avvincente, è di una grande tristezza.

Qualcuno si domanderà che rapporto c’è tra questo racconto e la lettura appena terminata del volume “Dialogo” di Ezio Mauro, Edizione Einaudi, volume che raccoglie gli incontri di Scalfari con Papa Francesco, poi corredato dalla critica di eminenti studiosi quali Veronesi, Enzo Bianchi, Cacciari, Boff ed altri ancora. I discorsi di questi studiosi si muovono ad altissimo livello intellettuale, di certo superiore alla mia preparazione culturale e alla mia intelligenza. Molti di questi critici poi sono pensatori non credenti o laici, così che dal loro discorso ho avuto la sensazione di correre il pericolo che possano erodere i miei valori fondamentali che, tutti, si rifanno al messaggio cristiano e alla tradizione.

Mi è venuta tanta paura che alla fine della vita, dopo aver scoperto un messaggio che ha motivato la mia esistenza e che m’è parso finora il migliore e quello assolutamente vero, questi liberi pensatori me lo possano ridurre ad una povera lisca di pesce inutile e piena di spine.

Rimango convinto che l’aggiornamento, il dialogo e il confronto, siano utili, anzi necessari, però questo va bene se fatto ad armi pari e con contendenti dello stesso “peso”, cose che però io non posseggo.

Mi sono consolato con una storiella tanto meno nobile ma efficace. Un barcaiolo porta in mare uno studioso illustre ma saccente. Questi domanda al povero gramo se conosce una teoria, poi un personaggio, quindi un’opera d’arte e il marinaio è costretto a dire, mortificato, sempre di no. Al che lo studioso gli dice: «Hai perso metà della tua vita». Ma mentre parlano, scoppia nel lago un furioso, improvviso temporale. Allora il barcaiolo chiede al suo illustre trasportato: «Lei sa nuotare?» «No!», gli risponde quello. Allora il poveretto, pressoché illetterato, conclude: «Allora lei ha perso tutta la vita!»

Per ora scelgo la parte del barcaiolo, anche se poco colto!

20.01.2014

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