85 e 60

Durante il pranzo m’è giunta, inaspettata e sorprendente, una telefonata della “Mariolina”, una residente del Centro don Vecchi di Campalto che, rifacendosi alle sue esperienze del “sessantotto”, il tempo che fece sussultare tutte le vecchie ed ingessate strutture della nostra società, chiese comprese, mi informò che un giornalista, figlio di una coppia di coniugi dello stesso Centro, aveva già prenotato il Candiani per celebrare la festa del mio compleanno.

La telefonata l’aveva fatta a suor Teresa, mia aiutante di campo, che però l’aveva orientata a fissare questa festa per il 27 giugno, giorno in cui compio sessant’anni di sacerdozio.

Non ebbi il coraggio di smorzare fin dal nascere questo gesto di affetto, mi fa sempre piacere che qualcuno mi mostri simpatia ed amicizia, ma sinceramente sono del parere che non si facciano celebrazioni, specie al Candiani, né per i miei 85 anni di vita, né per i miei sessant’anni di prete. Ora non desidero altro che stare in pace e svolgere quelle piccole mansioni alle quali mi dedico. Già sento pesante, ma soprattutto inadeguato, il compito di portare avanti “L’Incontro”, di predicare alla domenica, di collaborare alla gestione dei Centri don Vecchi, tanto che mi sorprendo spesso a sognare la casa di riposo ma soprattutto, essendo ancora abbastanza lucido da avvertire i miei limiti, non desidero che si dicano anche bugie per nasconderli.

La notizia di questa intenzione, che so bene che non coinvolge tutti i residenti, è per me un gesto d’affetto che mi giunge gradito, ma nulla più. Sono disposto ad offrire il panettone e lo spumante sia per l’una che per l’altra data, però desidero che mi si lasci nella quiete del quotidiano. E’ mia convinzione che ognuno debba mettere sul tavolo della vita quello che ha di meglio; a me, pur marginalmente al mio ministero di sacerdote, al quale ho dedicato la maggior parte del mio tempo e delle mie energie, è capitata l’ avventura del “don Vecchi”. Sono contento di averla vissuta con passione, però sono altrettanto conscio d’averla condivisa con una moltitudine di persone, perciò i miei meriti si riducono a molto poco.

Semmai, faremo festa assieme alla città, in aprile o maggio, quando inaugureremo il “don Vecchi” degli Arzeroni.

19.01.2014

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