Il parroco del domani

Ieri ho incontrato mia sorella Lucia che vive in stretto contatto con mio fratello don Roberto, parroco a Chirignago e che perciò partecipa più da vicino alle difficoltà di sempre di ogni parroco, alle quale se ne aggiunge qualcuna in più per i parroci dei nostri giorni. Lucia mi ha riferito una “frase storica” del nostro Patriarca: “Un prete per campanile!”

Quello del Patriarca non è un nuovo slogan a livello pastorale, ma una dura decisione data dalla carenza di preti.

Credo che don Roberto senta certamente più di me questo annuncio, perché ha attualmente un cappellano a mezzo servizio, ma presto teme di non avere più neanche quello.

La notizia, che mi giunge nuova solamente nella sua formulazione da slogan, “un prete per campanile”, mi ha fatto riflettere su questa questione che non mi è per nulla nuova. Presto non saranno più possibili neppure le soluzioni tampone delle “unità pastorali”, ossia l’aggregazione di più comunità parrocchiali con, alla guida, un solo prete quando esse sono piccole, o con una équipe di sacerdoti quando ci si riferisce a parrocchie più consistenti.

Queste soluzioni tampone, sono pur opportune ma non risolutive. Si pensa quindi con più frequenza e più determinazione a dare più responsabilità ai laici, al sacerdozio di preti sposati (il primo passettino a questo proposito lo si è fatto con l’introduzione dei diaconi che però, attualmente, svolgono compiti ancora marginali) e soprattutto al sacerdozio esteso alle donne.

In questa prospettiva in veloce evoluzione mi pare di scorgere anche qualcosa di provvidenziale. E di questo credo di avvertire già l’inizio, ossia il liberare il sacerdote sempre più velocemente e radicalmente da ogni compito organizzativo, per offrirgli la possibilità di assumere sempre più il ruolo di profeta, da un lato facendogli celebrare i divini misteri e dall’altro riservandogli il compito di chi annuncia la proposta a livello evangelico, lasciando invece ai rappresentanti della comunità le altre incombenze di ordine organizzativo e di gestione. Se al prete si tolgono gli infiniti incarichi che oggi gravano sulle sue spalle, “un prete per campanile” sarebbe già quasi di troppo!

Questi orientamenti, che qualcuno potrebbe pensare innovativi e forse rivoluzionari, non sono più tali perché non si tratta che di ritornare alle origini quando nelle prime comunità cristiane c’era chi provvedeva alla gestione della carità, che è il più importante impegno della parrocchia. Ma anche, ritornando indietro soltanto di cent’anni, c’erano le fabbricerie che avevano in mano la gestione della parrocchia.

Ho l’impressione che più si libera il sacerdote dalle pastoie burocratiche, più lo si aiuta ad assumere il ruolo dell’annunciatore, di chi propone i valori più alti, lasciando ad altri il compito della gestione pratica, che spesso rende odiosa la figura del sacerdote.

18.01.2014

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