Una fede che si realizza nella carità

Una signora mi ha chiesto per telefono un appuntamento per un consiglio; io credo poco ai consigli da parte mia, perché non sono nè saggio nè imbroglione e perciò non posso aiutare il mio prossimo solo con le parole, e da parte di chi li chiede perché, più o meno consciamente, uno domanda ciò che ha già deciso o vorrebbe fare.

Incontrai questa signora di mezza età che non conoscevo, lei fece di tutto per farmi capire che era amica di tante persone che mi conoscevano. Mi trovai di fronte una donna piacevole, intelligente ma, nonostante questo, mi sembrava imbarazzata, tanto che dovetti aiutarla per arrivare al dunque.

Mi raccontò la sua vicenda amara e drammatica e intuii l’angoscia per il domani che lei riteneva ancora lontano ma che io sentivo molto prossimo. Le era crollato addosso il mondo intero, perdendo il benessere economico, il marito che aveva amato e che l’aveva tradita, la sicurezza per il domani!

Qualcuno, giustamente, le deve aver suggerito di venire da me per avere un alloggio che le permettesse di avere almeno un punto fermo nella sua vita in cui tutto sembra franare.

Superata l’istintiva e giusta vergogna, mi confidò di lavorare fortunatamente come commessa, di avere 76 anni (ne dimostrava almeno 30 di meno) e di vivere in una casa pagata dal Comune. Provai infinita tenerezza ed una profonda ebbrezza di poterle promettere un approdo, almeno da un punto di vista abitativo, tranquillo.

Mai, come dopo questa visita inaspettata, sentii nel mio animo la gratificazione per essermi impegnato per una fede che si realizza solamente nella carità.

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