Eterni problemi

Perfino ne “L’Incontro” insorgono problemi razziali. I guai causati dai problemi di razza in questo nostro tempo sono semplicemente terrificanti. Dall’Irlanda all’Uganda, dalla Catalogna ai Sudeti, dall’India al Pakistan e perfino dalla Sicilia all’Alto Adige – per parlare di casa nostra – gli scontri a motivo della lingua, della razza e della religione, sono veramente nefasti.

Qualche tempo fa una nostra collaboratrice, che ama passare lunghissimi tempi di vacanza in Alto Adige, in un suo intervento su “L’Incontro” ebbe a fare dei rilievi circa i comportamenti degli indigeni, ossia della popolazione originaria di quella regione che, per la stragrande maggioranza, è di cultura e di tradizione tedesca, affermando che, a parer suo, gli altoatesini sarebbero ostili agli italiani che dimorano in quella terra o che vi passano periodi di vacanza, mentre hanno un trattamento di favore da parte del governo italiano. Al che una coppia di coniugi di origine altoatesina, pure loro carissimi collaboratori, ha risposto per le rime affermando che quei comportamenti recriminatori sono la naturale conseguenza di certi comportamenti repressivi che il governo italiano, ai tempi del Duce, ha usato nei riguardi di quelle popolazioni.

Io ho pubblicato il primo e pure il secondo intervento, ritenendo che il confronto di idee e di posizioni ideali, quando è garbato e civile, è sempre positivo. Nella fattispecie, pur avendo avvertito un pizzico di polemica, comunque l’ho ritenuto nei limiti del dialogo e della correttezza e perciò ho ritenuto opportuno pubblicare le due tesi. Io sono stato educato dal Duce che affermava che il Mediterraneo era una proprietà privata degli italiani e che i “sacri confini della Patria” erano segnati dalle Alpi e dalla punta dello Stivale. Stop!

Nonostante la prima ed incisiva educazione, ho cambiato decisamente parere, per cui sono estremamente favorevole anche alle autonomie locali, non solamente dei gruppi etnici di grande respiro, ma anche di quelle più piccole, come per il Veneto; pur preoccupato che si sviluppino al massimo il dialogo, la collaborazione e la solidarietà e si tenga pur conto che esaltando in maniera esasperata queste autonomie, si esce dalle regole e dalle istanze di quella globalizzazione in atto, che esige sinergie autentiche, se non si vuol uscire dalle leggi ferree dell’economia che giocano una influenza determinante nella situazione economica di ogni regione piccola o grande. Solo in questa direzione si va avanti, non certamente adottando il passo dei gamberi.

Le parole chiavi del domani cominciano con: tolleranza e dialogo costruttivo, per arrivare al rispetto delle singole identità e alla collaborazione.

La direzione del progresso e della civiltà è certamente questa, l’attardarsi su concetti superati e sulla retorica patria a buon mercato è mettersi fuori dalla storia!

27.12.2013

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