Seminari di egoismo

Nonostante io sia perfettamente cosciente di essere un “giornalista” affatto brillante, non solamente senza una preparazione culturale di fondo, ma anche senza una preparazione specifica sui problemi sui quali mi capita di riflettere, mi pare che tanta gente segua i miei discorsi ed ho la sensazione che sia sufficientemente informata su quanto vado dicendo.

Facevo questa premessa perché probabilmente tante persone che si divertono a leggere ciò che pensa questo vecchio prete ultraottantenne, hanno seguito le vicende della mia richiesta di ottenere dai supermercati i generi alimentari non più commerciabili, vicenda che fortunatamente si è conclusa in maniera positiva qualche giorno fa. Per quanto riguarda la Despar devo confessare poi che in verità non è stata la mia bravura ad ottenere questo felice risultato, ma soprattutto la mediazione dell’assessore Maggioni del Comune di Venezia che s’è preso a cuore questo problema.

Se l’abbiamo spuntata con la Despar, il problema rimane aperto con la quindicina di altri ipermercati presenti a Mentre; soprattutto non v’è alcuna apertura con il più grande supermercato della zona, che da solo potrebbe rispondere alle attese di tutti i poveri di Mestre. Tutti sanno che la proprietà di queste grandi aziende è lontana e pressoché sconosciuta. Chi ha il pacchetto di maggioranza delle catene di ipermercati può abitare in una villa a Parigi, non sapendo neppure che esista Mestre, e meno che meno conosca i problemi della città da cui gli giungono i guadagni.

Pure la “catena di comando” sembra del tutto estranea alle problematiche sociali e ai drammi dei poveri. In uno dei miei tanti tentativi, dopo infinite richieste, una ventina d’anni fa sono riuscito ad ottenere un colloquio con un direttore. Ebbi l’impressione che fosse interessato solamente alla voce “ricavi”, che il resto gli scivolasse via sopra i capelli, e neppure lontanamente potesse toccare la corda della sua coscienza. A quel tempo mi occupavo della San Vincenzo di Mestre che aveva come presidente l’amministratore delegato di Coin. Quando gli confidai lo sdegno e la pena che questo direttore mi aveva procurato, egli mi disse che i “quadri” della catena di comando dei responsabili di queste aziende sono sottoposti periodicamente a dei seminari di ordine aziendale, che li condizionano, a livello psicologico, in maniera tanto ossessiva da far “scoppiare” i più deboli, cosicché questi funzionari sono condizionati da regole ferree con l’unico obiettivo di: produrre, produrre, sempre di più, produrre sempre a minor costo. Questa è l’ideologia infernale del mercato!

Gesù infatti l’ha detto chiaramente che non si può servire il Dio dell’amore e della fraternità e contemporaneamente il dio della ricchezza. Ritengo che questo sia il “mistero” per cui si preferisce buttare nella concimaia piuttosto che rimetterci un centesimo per darlo al concittadino che ha fame!

19.12.2013

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