La Despar

Nota della Redazione: l’accordo poi si è fatto e anzi in questi giorni s’è fatto il bis con la catena Cadoro.

E’ da tanto che non mi succede di aspettare con tanta trepidazione un incontro con i responsabili di una grandissima catena di supermercati di generi alimentari. Domani alle 12 i dirigenti della Despar mi hanno fissato un appuntamento presso il nuovissimo ipermercato che questa società ha appena aperto in via Paccagnella accanto all’Auchan.

Questo incontro ha radici – almeno per me che sono solito vivere di fretta – abbastanza lontane ed è nato dal conoscere la drammatica situazione sia di tantissimi concittadini di Mestre che di extracomunitari che sono partiti dai loro Paesi lontani sperando di incontrare da noi la Terra promessa o, forse più banalmente, l’America.

In questi giorni la stampa ci informa che la caduta anticipata della neve sui nostri monti ha fatto aprire in anticipo le piste e già una folla si sta precipitando a sciare. Le vetrine dei negozi, e soprattutto i banchi degli ipermercati, sono pieni di ogni ben di Dio. Per la città sfrecciano bellissime automobili di ogni marca. Le donne si sono adeguate alla nuova moda che me le fa sembrare “le gru” dalle gambe lunghe e sottili di Chichibio del Decamerone di Boccaccio.

Eppure, tra tanta opulenza, tanto lusso e tanto sperpero, c’è una frangia numerosa di persone che vive nell’angoscia e non sa più come tirare avanti. Al “don Vecchi” a me capita ogni giorno di vedere lo spettacolo esattamente opposto all’opulenza, ossia quello della miseria. Mentre l’Epulone della parabola evangelica gozzoviglia e veste di porpora, sui gradini della sua porta di casa Lazzaro aspetta le briciole che cadono dalla sua tavola. Ogni giorno mi capita di vedere la processione di uomini e donne di tutte le età che scendono nell’interrato del “don Vecchi” per risalire con la borsa o il sacchetto pieni di quello che i nostri magnifici volontari riescono con tanta fatica a reperire. Ogni settimana ben tremila poveri s’accontentano delle briciole del lusso e dello sperpero di chi ha soldi. Come vorrei che tanti potessero vedere quei volti tristi, mesti e rassegnati! Ora poi anche l’Europa dei ricchi ha chiuso la borsa e ha deciso di pensare solamente ai più ricchi, riducendo di due terzi gli aiuti.

Domani finalmente saprò se dopo cinque mesi di incontri e di solleciti la Despar ci concederà i generi alimentari non più commerciabili dei suoi ipermercati. Ho profonda riconoscenza verso i responsabili della Despar, perché mi par d’aver capito che questa operazione – che per i non addetti ai lavori può sembrare semplice – comporta invece difficoltà di organizzazione aziendale e sono cosciente che neanche per loro la cosa è stata facile.

Spero quindi di poter avere, prima di Natale, generi alimentari della Despar e che la sua scelta rompa finalmente il muro di gomma e di indifferenza che ha fatto dire al dirigente di un ipermercato cittadino che preferisce i soldi dei clienti alla richiesta del Papa di pensare ai fratelli in difficoltà.

06.12.2013

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