Il libro della vita

Prima la ritenni una necessità, poi forse è diventata un’abitudine abbonarmi ad un sacco di riviste. L’editoria cattolica, anche se oggi non è all’avanguardia nel settore della carta stampata, sforna ogni settimana ed ogni mese una serie di periodici che mi interessano quanto mai, per non parlare poi dei volumi che le case editrici di orientamento religioso, ma pure quelle di impronta laica, sfornano a getto continuo su argomenti che riguardano la Chiesa e il mondo religioso.

Questa sovrabbondanza di informazioni e di approfondimenti su argomenti che mi interessano come sacerdote, finisce per mettermi a disagio e di frequente perfino mi fa sentire in colpa perché non riesco a leggere che una piccola parte di questa valanga di discorsi, analisi, informazioni, progetti e proposte.

Nonostante il serio impegno di non perdere tempo, faccio fatica a seguire anche quegli argomenti che di primo acchito mi sembrano importanti, tanto che sperando sempre di leggere certi articoli che mi interessano, finisco per produrre pile di giornali e riviste che poi non fanno che aumentare il mio disagio per tanto bene sprecato. La cosa mi tocca particolarmente conoscendo di persona la fatica e il costo della “produzione giornalistica”, perciò il suo spreco mi turba quanto mai. Nonostante abbia pensato e ripensato non riesco a risolvere questo problema. Forse questo discorso riguarda soprattutto le persone anziane, e io lo sono fin troppo.

A questo proposito porto nell’animo un ricordo che forse mi offre un varco per uscire da questo stato d’animo. Tanti anni fa, giovane prete, sembrandomi che il mio vecchio parroco, don Valentino Vecchi, leggesse poco, da impertinente e criticone come sono sempre stato, glielo feci osservare. Lui mi diede una risposta su cui sto meditando, e forse mi offre una via d’uscita per le mie difficoltà di aggiornamento. Monsignore, sornione e veramente intelligente qual’era, mi rispose: «Armando, se alla mia età (e forse a quel tempo era più giovane di me adesso) non avessi ancora imparato a leggere il libro della vita, vorrebbe dire che non avrei proprio imparato nulla!».

Forse dovrò anch’io dedicarmi un po’ di più a leggere questo “quotidiano” fatto di incontri, riflessioni, sensazioni, confidenze, piuttosto che cimentarmi su elucubrazioni spesso artificiose, interessate o scritte per sbarcare il lunario.

02.12.2013

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