Don Fausto

Tutte le settimane un mio collaboratore mi porta “La Borromea”, il primo “bollettino settimanale”, in ordine di tempo, che è sorto a Mestre. La storia del periodico l’ho raccontata altre volte, però la ripeto per giustificare il mio particolare interesse per questo settimanale.

Mezzo secolo fa monsignor Vecchi, di cui ero cappellano, mi portò in Francia, Paese che allora era all’avanguardia da un punto di vista pastorale, per aggiornare la nostra attività parrocchiale su quel modello. Scoprimmo in una chiesa un “rudimentale” bollettino, ed appena tornati a casa fondammo “La Borromea”, in ricordo della campana donata alla parrocchia di San Lorenzo da parte di san Carlo Borromeo che, di ritorno da Roma, sostò nella villa di via Carducci, villa che oggi ospita la biblioteca civica.

Al mio interesse per questo motivo s’aggiunge il fatto che della “Borromea” sia oggi responsabile don Fausto Bonini, che io conobbi ragazzino quando, ben sessant’anni fa, fui assegnato alla parrocchia dei Gesuati ove don Fausto abitava con la sua famiglia. In verità leggo ogni settimana questo bollettino parrocchiale perché è un foglio eccellente sotto ogni punto di vista. Don Fausto, già direttore di “Gente Veneta”, è uno dei sacerdoti più preparati in fatto di giornalismo. Seguo poi questo “bollettino” perché posso seguire un tipo di impegno pastorale che io reputo assolutamente all’avanguardia nella nostra città.

Le iniziative pastorali di questo parroco, pur arrivato in tarda età alla parrocchia, dimostrano un intuito piuttosto raro di come oggi deve orientarsi una comunità cristiana che intende dialogare in maniera vera con i fedeli e la città.

Oggi la copertina di questo numero della “Borromea” riporta una bella foto di don Fausto e una sua triste lettera alla parrocchia e a Mestre. Il parroco del duomo informa che a metà maggio, avendo compiuto settantacinque anni, ha dato le dimissioni, che il Patriarca le ha accettate e che l’ha pregato di continuare per ora a svolgere l’attività pastorale con la delega di “amministratore parrocchiale”, un incarico che sa “di parroco azzoppato”, ossia con poteri limitati.

Don Fausto ha accettato di proseguire il suo compito con parole nobili e piene di amore verso la Chiesa veneziana che ha servito per più di cinquant’anni.

Confesso che ho letto La Borromea con tanta amarezza. La Chiesa mestrina perde uno dei suoi pochi leader che ha dimostrato di guardare al futuro e di saper dialogare non solamente con i fedeli del nostro tempo, ma pure con la città.

La Chiesa veneziana, mi pare che anche in passato non abbia mai conferito compiti sostanziali di guida al parroco del duomo di Mestre; sono state, a mio modesto parere, nomine piuttosto formali che reali. Ora non ci sono neppure quelle.

E’ vero che in linea d’aria Venezia è a un tiro di schioppo, in realtà però c’è di mezzo la laguna che per Mestre è poco meno dell’Oceano Pacifico.

25.11.2013

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