“I compagni cattivi”

La mia prima formazione religiosa l’ho ricevuta a catechismo nella mia parrocchia. A dire il vero essa non ha influito più di tanto sulle regole di vita che pian piano andavo assumendo. Ai miei tempi il catechismo si rifaceva al testo scritto di san Pio X, testo che era una specie di “Bignami”, che riassumeva in formule estremamente concise tutta la teologia. Sia i contenuti che la formulazione di questo catechismo erano piuttosto difficili, per cui dicevano alla mia intelligenza infantile poco o nulla. Ben s’intende quella catechesi per formule mi ha aiutato quanto mai da adulto e costituisce ancora l’ossatura del mio impianto di cultura religiosa. Mentre credo che abbia sbozzato la mia coscienza morale l’Associazione di Azione Cattolica che ho frequentato da bambino.

Dagli otto ai dodici tredici anni ho frequentato gli “aspiranti” e i bravi sacerdoti che ho incontrato in quel tempo e in quella associazione hanno inciso nella mia formazione dandomi regole morali, indirizzi di vita che si sono dimostrati nel tempo come le basi e le fondamenta del mio orientamento comportamentale. A questo proposito, l’incontro fortuito, qualche giorno fa, con un quotidiano che non conoscevo, ha fatto riemergere in maniera forte una norma che ho assimilato a quei tempi tanto lontani, ossia quella di non frequentare i compagni cattivi.

Vengo al fatto. Ho trovato casualmente sul tavolo del banco di cortesia della hall del “don Vecchi”, dove abito, un quotidiano di cui avevo sentito parlare, ma che non conoscevo assolutamente, “Il fatto quotidiano”. Incuriosito, l’ho scorso con attenzione leggendo i titoli e qualche articolo. Credo in tutta la mia vita di non aver mai incontrato un periodico più fazioso, più irridente del buon senso e della misura, più malizioso nell’interpretare problemi ed eventi.

Dagli aspiranti mi pare di aver capito che era giusto e doveroso tenersi lontani dai “compagni cattivi”, perché avrebbero finito per influenzare negativamente la coscienza. Da ragazzino infatti mi son ben guardato dal vedere pellicole “proibite” o dal leggere “L’intrepido”, o frequentare ragazzi che fumavano o marinavano la scuola. E da adulto dal leggere “L’Unità” o “Il Manifesto”, perché avrebbero finito per sviarmi dalla “retta via”. Ora che son vecchio sono più che mai convinto che il leggere con frequenza “Il fatto quotidiano” finirebbe per rendere faziosa e maliziosa qualsiasi persona e la indurrebbe a giudicare sempre in mala fede e ad interpretare in maniera assolutamente negativa ogni persona ed ogni evento.

In questi giorni la televisione ha trasmesso le scene veramente tristi della violenza bruta di quelle bande di giovinastri capaci solo di rompere, incendiare, lordare e insultare. Mi vien da pensare che essi siano il risultato desolante della “catechesi” di giornali come questo, assolutamente incapaci di proporre qualcosa di positivo.

20.10.2013

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