Il “don Vecchi celeste”

Questa mattina, assieme ad un gruppetto di famigliari ed uno un po’ più numeroso di residenti al Centro don Vecchi di Mestre, nell’umile chiesa tra i cipressi del nostro cimitero, abbiamo preso commiato da Gino.

Negli ultimi tempi questo caro amico, che per anni abbiamo visto nel nostro Centro accompagnare in ospedale la sorella ed assisterla con attenzione ed un amore veramente ammirevole, aveva un volto sempre più pallido e perdeva, a vista d’occhio, sempre più peso. La signora Cervellin, che per una vita ha lavorato tra i pazienti del nostro ospedale e che ora funge da consulente sanitario presso i nostri Centri, ha consigliato al nostro coinquilino, prima di fare degli accertamenti e poi il ricovero in ospedale. Il nostro amico, pur controvoglia, perché preoccupato dell’assistenza alla sorella con la quale ha lavorato e poi vissuto l’intera vita, aveva accettato e quando il chirurgo gli ha prospettato un intervento, ha detto subito di si per la preoccupazione di tornare presto a casa ad assistere questa sorella più anziana ed apparentemente più acciaccata di salute. L’intervento è stato tardivo ed inutile, tanto che in qualche giorno se n’è andato in pace.

Nell’omelia di commiato, pensando alla sua età e alla nostra – al “don Vecchi” infatti l’età media è di 84 anni – dissi ai presenti, come fanno gli alpini con i loro commilitoni che tornano alla Casa del Padre: «Gino è andato avanti!» per aggiungere subito «noi camminiamo però sulla stessa strada verso la stessa méta!».

Mentre pronunciavo queste parole, pensavo che ora per fortuna abbiamo un gruppo numeroso di “colleghi” pronti a darci il benvenuto quando arriveremo anche noi alla Casa del Padre: sono infatti più di cento i concittadini che dalla dimora del “don Vecchi” hanno traslocato lassù. Allora queste parole della pagina del Vangelo appena letto diventarono una immagine viva e sorridente: “Vado a prepararvi un posto, e quando ve lo avrò preparato, verrò a voi perché siate anche voi dove Io sono!”.

Se la nostra città è riuscita ad offrire una piccola dimora a mezzo migliaio di anziani in difficoltà – alloggio che tutti ci invidiano, e che stanno offrendo serenità ed una vecchiaia tranquilla – quanto più bella e gradevole sarà la dimora che Cristo ci ha preparato perché vi dimoriamo per l’eternità!

L’ultimo trasloco tra il Don Vecchi e la Casa del Padre sarà di certo un passaggio felice, migliore e pieno di piacevoli sorprese, tanto che sarà quanto mai opportuno che fin da subito facciamo la domanda per essere accolti. Per ora disponiamoci ad aspettare pazientemente, senza fretta.

29.09.2013

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