L’uomo, questo sconosciuto

Questa settimana, non so per quale motivo, sono risaliti alla mia memoria dei ricordi che mettono a fuoco la difficoltà di conoscere l’uomo nel suo profondo e nella sua autenticità.

Lessi, tanti anni fa, uno studio di uno scienziato di un certo spessore scientifico, Alexis Carrel, che aveva come titolo: “L’uomo, questo sconosciuto!” E’ affascinante scandagliare la psicologia dell’animo umano, ma è difficile! Da tantissimi anni ho fatto mia un’affermazione di Raoul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi, il quale, coerente alla sua scelta di vita, affermò: «Io ho tanti fratelli e tante sorelle quanti sono gli uomini e le donne che abitano in questa terra!». In realtà la vita di questo testimone è stata veramente coerente a questa scelta perché ha dedicato tutta la sua esistenza a favore dei lebbrosi. Per me, però, l’aver fatto questa scelta non significa che vi sia stato sempre coerente.

Comunque torno sul discorso del mistero dell’uomo “questo sconosciuto”, perché sono stato sollecitato tempo fa, a ripensare a questo problema, dall’incontro con una mia vecchia parrocchiana che ha perso il marito, persona che io conoscevo molto bene. Questa donna, ormai sessantenne, era veramente innamorata del suo uomo e lui pure, credo, che nel profondo del suo spirito, ricambiasse questo sentimento, però sono certo che durante i suoi trent’anni di matrimonio non sia mai riuscito a dire a sua moglie “ti amo”. E lei è vissuta, e vive ancora, questo dramma che l’angoscia.

Penso che a quest’uomo mancassero gli strumenti per esprimere la ricchezza del suo cuore. Rimasto orfano in tenera età, era cresciuto in collegio; adolescente, fu adottato da due coniugi che non l’hanno amato, ma l’avevano adottato solamente per garantirsi un’assistenza per la loro vecchiaia. E’ più frequente di quanto non si possa immaginare il fatto che l’uomo manchi di strumenti per far emergere il meglio della sua umanità.

Don Milani sottopose i suoi ragazzi ad un tipo di scuola “massacrante” perché era convinto che solamente offrendo loro cultura avrebbe permesso loro di essere cittadini liberi, responsabili delle sorti del Paese. Don Milani aveva più che ragione! Credo che la stessa cosa sia più che mai necessaria per quanto riguarda i sentimenti. Ho l’angoscia quando penso com’è costretta a crescere quella folla sterminata di bambini di famiglie sfasciate, tra genitori in eterno conflitto, in ambienti nei quali non c’è nulla di sicuro, in cui i sentimenti galleggiano costantemente.

Se la nostra società non tenterà di rilanciare il modello più sano e più vero di famiglia, avremo un domani di creature insicure, incapaci di fare scelte belle e definitive e di dare e di ricevere il vero amore.

04.09.2013

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