Gli italiani alla scuola di Barbiana

Monsignor Vecchi è stato un insegnante di storia della filosofia, ma soprattutto di filosofia scolastica. La scolastica è la filosofia che ha come pilastro portante Tommaso d’Aquino e come teorema di fondo che l’uomo non solo tende, ma può raggiungere la verità e quindi arrivare alla scoperta dell’esistenza di Dio, che fede e ragione sono complementari e soprattutto che vi sono delle verità certe ed assolute.

Il mio vecchio insegnante, durante le lezioni di questa materia, che è rimasta l’ossatura di tutto il mio impianto di pensiero, spesso insisteva sul nominalismo, ossia sull’uso di termini e di affermazioni teoriche che denunciano una certa verità, ma che dietro hanno invece sostanza ben diversa. E’ stato questo un concetto che mi ha aiutato molto a non lasciarmi incantare da certe parole “magiche” le quali, in realtà, hanno dei contenuti ben diversi da quello che il termine fa apparire.

Pittigrilli, un autore ora dimenticato, ma che a me ha fatto del bene, diceva con un’altra immagine: “Vi sono dei paraventi pieni di fascino, che però nascondono la peggior specie di sozzure e quanto più questi paraventi sono sublimi, tanto più sono tristi, deludenti e spesso infami le realtà che nascondono”. Quanto sono belle e piene di fascino le parole: amore, giustizia, democrazia, Patria, libertà ed altre ancora, e quanti delitti, soprusi, soperchierie, egoismi, sopraffazioni, arroganze esse hanno nascosto dietro di loro.

I peggiori figuri dell’umanità da sempre si sono serviti di queste parole per nascondere la loro brama di potere, il loro despotismo. Perfino nella Chiesa vi sono ancora parole-paravento, come ad esempio: obbedienza, sacralità, proselitismo, autorità, che però nascondono qualcosa di certamente meno nobile e meno evangelico.

Sto rileggendo, dopo molti anni, “La lettera ai giudici” di don Lorenzo Milani, a difesa dell’obiezione di coscienza, ma soprattutto tutta tesa a mettere a nudo certe posizioni ufficiali recepite dalla tradizione come valori sublimi ed assoluti, mentre in realtà sono bolle iridate che alla puntura di uno spillo di un prete intelligente e libero si dissolvono nel nulla.

Mentre leggo, con una certa voluttà, le argomentazioni che don Milani fa ai giudici, mi ripeto, quasi ad ogni riga: “L’Italia avrebbe assoluta necessità del `maestro di Barbiana’, che insegnava 14 ore al giorno facendo riferimento alla Bibbia, alla costituzione, ma soprattutto alla coscienza.

02.09.2013

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