La veglia

Ieri sera, dopo aver assistito, comodamente seduto su una poltrona davanti ad un televisore di non so quanti pollici – ma grande – alla veglia per la pace, ho deciso (però fin da subito) di chiedere a Papa Francesco che dopo aver risolto il problema dello IOR, metta subito mano allo smantellamento dell’apparato liturgico e del cerimoniale del Vaticano.

Avevo concluso le pratiche di pietà con i miei anziani per chiedere assieme al Papa e a tutto il mondo pace per la Siria, quando, accendendo il televisore per un momento di relax di fine giornata, mi sono imbattuto, sul canale 28, nella trasmissione del Vaticano che metteva in onda questa veglia.

Almeno venti volte sono stato tentato di girare la manopola perché la veglia era talmente bibbiosa da non poterne più! Sono stato davanti al televisore solamente per solidarietà nei riguardi di quei poveri centomila fedeli che sono rimasti in piedi per almeno tre ore ad ascoltare discorsi veramente dell’altro mondo perché hanno tirato in ballo Michea, Isaia, ed altri profeti ancora, morti due, tremila anni fa, i salmi del poco compianto re David, che in realtà è stato un guerrafondaio di prim’ordine. Per non parlare poi del maestro del coro che si dimenava come un’anguilla davanti ai suoi coristi vestiti tutti di rosso, i quali miagolavano per conto loro con canti polifonici che si usavano due, trecento anni fa, o perlomeno sono stati cantati alla stessa maniera.

Nonostante l’operatore della macchina da presa abbia tentato disperatamente di sollevarci dal tedio cambiando inquadrature, nonostante la sua abilità di evitare chi sbadigliava o chi se n’andava, la veglia è continuata

Penso quanto mai faticose siano state queste ore per i fedeli provenienti da tutto il mondo ed abituati al tipo di discorsi e di immagini che ci sono offerte oggi. Di veglie ne abbiamo preparate e vissute in parrocchia, ma se si vuole che non siano soporifere e irritanti bisogna scegliere “pezzi appropriati”, della Bibbia, si, ma anche di autori contemporanei – e ce ne sono di molto incisivi e veramente meravigliosi – oppure testimonianze dal vivo o canti per la gente o per i solisti che siano capaci di toccare le corde più profonde del cuore e della ragione con linguaggi “parlati” oggi.

Carissimo ed amato Papa Francesco, la tua scelta della veglia è stata veramente opportuna, tanto che il mondo intero l’ha accolta, ma l’apparato del tuo Vaticano non solamente l’ha sciupata, ma anche ha offerto una immagine di una Chiesa ancora una volta vecchia ed ammuffita.

Oggi ho letto la stampa ma, nonostante il consenso all’iniziativa – e non poteva andare che così – ho capito che soltanto per il bene che la gente ti vuole non ha stroncato questa veglia.

Poi, Papa Francesco, permetti che ti dica, pur con infinito affetto, una cosa ancora: «Non farti fare i discorsi dai teologi, parla a braccio come sai fare così bene, perché il solo passaggio che ha strappato applausi è stato il tuo “Buonanotte e buon riposo!”. Non superare i dieci, dodici minuti, faccio anch’io così, pur essendo vecchio. Fallo anche tu e avrai tutto da guadagnare!

08.09.2013

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