Commiato senza croce

Conservo ancora nella memoria due immagini tristi, desolate ed amare come il fiele. La prima l’ho colta da un film che si proiettava trenta, quarant’anni fa nelle sale cinematografiche, “Lo spretato”, film interpretato da un famosissimo attore d’oltralpe, che raccontava la storia di un prete che aveva “appeso la tonaca al chiodo”, ossia aveva abbandonato il sacerdozio. La vicenda era la storia, a quel tempo assai rara – ma che dal ’68 in poi divenne quanto mai frequente – di un sacerdote che “si spreta” e finisce la sua vita in totale desolazione e solitudine. Le ultime immagini della pellicola presentavano un carro funebre che percorreva un viale tra le tombe di un celebre cimitero di Parigi, con una sola persona che accompagnava alla tomba lo spretato.

La seconda immagine, altrettanto triste e carica di desolazione, l’ho colta da “Il giornale dell’anima”, il volume che contiene note autobiografiche di Papa Roncalli. Giovanni XXIII racconta il funerale di Ernesto Bonaiutti, sacerdote quanto mai intelligente, che aveva portato avanti la tesi del “modernismo”, l’eresia che Pio decimo ha stroncato con estrema, e forse esagerata, decisione, all’inizio del secolo scorso.

Il prete ribelle che nel suo intento aveva tentato di coniugare le antiche vertà cristiane con la cultura dei tempi nuovi. La Chiesa gli aveva comminato la “scomunica vitando”, ossia era scomunicato anche chi l’avesse frequentato. Papa Roncalli, che pur nutriva simpatia sia per questo sacerdote, sia forse anche per le sue idee, vede la bara solitaria che porta l’amico alla tomba, senza croce e senza prete.

Questi ricordi amari sono riemersi dalla nebbia della mia memoria essendo venuto a sapere che un mio “vicino di casa” al “don Vecchi” – l’ingresso del suo appartamento è proprio di fronte alla mia porta di casa – è stato portato al forno crematorio senza una prece e pure un segno di fede. Non ho avuto modo di conoscere il modo di pensare, a livello di fede, di questo mio coinquilino, ma avendo conosciuto la sua “disponibilità” ad aiutarmi nell’impresa della “Galleria San Valentino”, e soprattutto l’aiuto affettuoso che ha prestato per tanto tempo ad un altro residente al “don Vecchi” più infelice di lui, sono certo che San Pietro non gli chiuderà la porta del Paradiso per via del mancato funerale religioso e della scelta di non so chi, di privarlo del rito religioso. Questo episodio ha aggiunto un’altra nota di amarezza ai miei vecchi ricordi. Il triste evento però, fortunatamente, ha acceso in me un più vivo bisogno di ricordare quest’uomo quando “tengo Cristo tra le mie mani”, mentre celebro i sacri riti.

20.08.2013

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