Chi la dura la vince

C’è molta gente cara nei riguardi di questo vecchio prete: sarà la mia canizie, sarà il fatto che scrivo molto o che i Centri don Vecchi mi hanno dato qualche notorietà, comunque sta di fatto che da mattina a sera non faccio che ricevere telefonate per i bisogni più diversi. Mi fa molto piacere che la gente abbia fiducia nella mia disponibilità e farò di tutto per aiutare il mio prossimo, perché questo lo ritengo un dovere, sia a livello personale che a quello ecclesiale. Mi rendo sempre più cauto però che per dare una risposta men che meno seria sarebbe necessaria una qualche organizzazione.

Oggi la vita è complessa, perciò senza un supporto organizzativo che abbracci tutti gli aspetti delle vecchie e soprattutto nuove povertà, e tutte le zone della nostra diocesi, i tentativi fatti da un singolo, o perfino da una parrocchia, per quanto motivata e attrezzata, sono destinati a rimanere velleitari e per niente risolutivi.

Questo problema non mi ha mai lasciato indifferente, però finora i miei tentativi sono andati a vuoto. Per un paio di anni ho premuto con tutte le mie forze per la realizzazione della “cittadella della solidarietà”, nel cui progetto rientravano non solo i servizi, ma pure un centro direzionale, un “cervello” che pianificasse in maniera moderna sia il coordinamento dei servizi, ma pure facesse un’analisi seria di chi si rivolgeva ad essi per offrire la risposta più idonea. Il progetto fallì; non ripeto i motivi di questo flop perché ne ho parlato più volte. L’individualismo estremo del mondo veneziano, la fragilità del governo, le scarse risorse finanziarie e soprattutto la mancanza di una cultura della solidarietà ne ha determinato la disfatta.

Non rassegnato, ho tentato un’altra strada. Con l’aiuto di esperti abbiamo creato un sito internet denominato “Mestre solidale“, ove appaiono tutti i servizi e gli enti benefici della città, con gli indirizzi, i numeri di telefono e le prestazioni che possono offrire. La soluzione però si è dimostrata forse prematura perché soprattutto il mondo del bisogno ignora ancora il mondo digitale e gli operatori del settore sono talmente impegnati nel servizio a cui si prestano da volontari, da non aver tempo e preparazione per entrare in questa rete solidale.

Ora non mi resta che sperare nel nuovo direttore della Caritas diocesana; infatti la Caritas ha come compito precipuo non tanto di gestire in proprio i servizi caritativi, quanto di promuovere nuove soluzioni e coordinare le strutture già esistenti. Non appena vi sarà questa nomina patriarcale mi darò da fare per proporre finalmente una organizzazione più adeguata.

La Chiesa veneziana deve avere, verso i concittadini in difficoltà, un progetto e delle soluzioni più avanzate delle attuali.

10.08.2013

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