Dal rancore all’amore

Da ragazzino, ma soprattutto al tempo del liceo, ho letto molto, soprattutto di narrativa. Mi spiace che qualcuno non mi abbia guidato nella scelta degli autori e soprattutto delle loro opere, però ai miei tempi i responsabili della formazione degli aspiranti sacerdoti erano estremamente diffidenti nei riguardi della cultura corrente e preferivano, tutto sommato, che noi leggessimo testi di devozione di autori di poco spessore, purché fossero cattolici allineati.

Ricordo con nostalgia i romanzi di un autore cattolico inglese, Bruce Marshaal, che col tipico humour inglese narrava della sua vita religiosa e delle vicende dei preti del suo tempo e del suo Paese che penso fossero degli anni quaranta, cinquanta del secolo scorso. Ricordo alcuni titoli: “I miracoli di padre Malachia”, “Ad ogni uomo un soldo”, ed altri di cui ho dimenticato il titolo.

Le vicende di questi romanzi ruotavano quasi sempre attorno ai rapporti difficili tra i veterocattolici, chiamati papisti dai protestanti, e il clero e le comunità dei cristiani della riforma appartenenti alla Chiesa d’Inghilterra. Le accuse, le insinuazioni, le furberie, i discorsi e le malignità dell’una e dell’altra parte costituivano sempre il motivo dominante della narrazione, però sempre intelligente e piena di brio.

La mia cultura nei riguardi delle Chiese riformate s’è sempre nutrita di motivi apologetici, di contrasti e di opposizione netta tra gli uni e gli altri.

Si, specie negli ultimi trent’anni ho seguito gli incontri ecumenici di vertice, le discussioni di lana caprina, però le vecchie immagini rinascono ben incise nella mia coscienza. Ora, scoprire che a Rio de Janeiro, alle Giornate Mondiali della Gioventù, giovani protestanti hanno partecipato gioiosamente assieme ai ragazzi cattolici, sotto il cartellone con scritto “Ti vogliamo bene!”, non solo mi fa toccare con mano “i miracoli” di Papa Francesco, ma pure prendere coscienza di un cammino che lo Spirito Santo ha fatto fare alle due Chiese, conducendole per mano verso l’incontro, in barba alle discussioni teologiche degli specialisti di ambedue le parti che in tanti anni hanno concluso ben poco.

Rimane vero, per fortuna il vecchio detto: “Gli uomini si agitano, ma è Dio che li conduce”. Mi vien da pensare che è poco saggio caricarci sulle spalle problematiche più grandi di noi; spesso tornerebbe conto lasciar fare al buon Dio senza agitarsi più di tanto.

05.08.2013

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