Presenze sacerdotali significative

Mi ha sempre colpito quella frase con cui Gesù rimproverava la sua gente perché trascurava ed eliminava “i profeti” per costruire loro, dopo la morte, inutili monumenti.

E’ saggio, anzi necessario, scoprire ed ascoltare le voci profetiche, o perlomeno quelle personalità significative che escono dal gregge per dire, con la loro voce, o meglio con la loro testimonianza, qualcosa di valido che possa essere utile a tutti.

Mi domando: «Nella mia città e, in maniera specifica nel nostro presbiterio, ci sono oggi voci e personalità che abbiano una qualche autorevolezza, che esaltino qualche aspetto del sacerdozio, che offrano qualche punto di riferimento significativo?». M’è dovere ribadire che, nella Chiesa, gerarchia e profezia sono due parabelle che ben difficilmente possono toccarsi perché ognuna ha una sua funzione tutta propria. Io oggi vorrei cercare la profezia, o perlomeno una qualche ricchezza personale, non intendendo affatto metterla in competizione con i rappresentanti della gerarchia. Il criterio poi di giudizio è assolutamente personale, motivo per cui sarei ben felice se altri mi indicassero altre presenze, o meglio testimonianze, valide e stimolanti.

Qualche tempo fa ho dedicato un editoriale a don Franco De Pieri, il prete che a Mestre, in perfetta solitudine, ha abbracciato la causa dei drogati e degli emarginati: per me è una voce forte e fuori coro.

Più di qualche volta la stampa locale ha parlato di don Biancotto, il cappellano delle carceri che ha portato o favorito i giovani a parlar di Dio per le calli di Venezia. Non è da tutti avere tanto coraggio!

Non tanto tempo fa la stampa, pure per un paio di giorni, ha parlato di Torta, il parroco di Dese che s’è schierato apertamente a favore dei poveri. Io conosco don Torta come un’anima libera, trasparente e coraggiosa. Non ho poi mai nascosto la mia ammirazione per monsignor Bonini, il parroco del Duomo che, pur giunto alla parrocchia avanti negli anni, ne ha fatto una realtà complessa e capace di dialogare con la cultura, con la politica e con ogni realtà del nostro tempo.

Pur non battendo la stessa strada, provo profonda ammirazione per don Narciso, il parroco di Santa Maria Goretti, che ha ristrutturato la pastorale parrocchiale in maniera assolutamente innovativa con le sue cellule di base, ma soprattutto con i suoi 400 “adoratori” che notte e giorno danno testimonianza a Cristo dell’Eucarestia.

Non vi nascondo poi la mia stima per mio fratello, don Roberto, parroco di Chirignago, che con una metodica tradizionale ha cresciuto una splendida comunità cristiana e per lei si sta spendendo senza risparmio e per don Gino Cicutto, parroco di Mira puntuale e quanto mai zelante. Come sono profondamente ammirato per don Cristiano Bobbo, parroco di viale San Marco, che con garbo, pietà e silenzio conduce con fedeltà e amore il suo piccolo gregge cresciuto ai margini della città. Così pure ho ammirato il padre, parroco dei Frari, che nel terreno quanto mai arido di Venezia, ha tentato esperienze assolutamente innovative tra i suoi giovani e nel contempo è aperto al bisogno dei poveri.

Questi preti ed altri che non conosco, li addito all’attenzione dei miei concittadini – perché, secondo me, sono segni più o meno grandi di profezia – perché riconosciamo fin d’ora il loro messaggio senza aspettare di riconoscerglielo quando sarà troppo tardi.

27.07.2013

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