“Dio è morto?”

E’ da secoli e secoli che qualche pensatore, più o meno intelligente, ma sempre molto pieno di sé, affigge sui muri del mondo l’epigrafe listata a lutto con la tragica notizia: “Dio è morto!”.

Soltanto un paio di giorni fa l’oncologo Umberto Veronesi, in una risposta pur garbata e rispettosa ad una cittadina che gli chiedeva se la preghiera fa bene all’ammalato, ha confessato di essere ateo. Vi sono però altri personaggi che fanno questa affermazione con sarcasmo ed ironia. Tutti ricordano le frasi irridenti alla fede fatte scrivere da un gruppetto di atei militanti sugli autobus di Genova: “Vi diamo una notizia ferale: Dio è morto!”, facendola seguire da una seconda ancora più tronfia di saccenza: “Vi informiamo che la morte di Dio non cambia niente!”.

Io ho sentito Augias alla televisione, ed Oddifreddi alla radio, fare affermazioni del genere con una sicumera degna di miglior causa. Tutti gli atei si rifanno più o meno alla tesi di Sallustio, il pensatore di Roma che ha affermato che l’uomo si è inventato Dio per illudersi che qualcuno lo possa aiutare nelle sue difficoltà. Io non sono affatto uno studioso di storia, ma penso di poter affermare tranquillamente che non ci sia epoca storica in cui qualcuno non abbia fatto affermazioni del genere: dal Rinascimento all’Illuminismo, alla rivoluzione francese, a quella spagnola, messicana, albanese e russa, nella quale per settant’anni uno Stato si è impegnato con ogni mezzo per spegnere la fede in Dio. Però, dopo ogni persecuzione la fede in Dio è rifiorita nel cuore dell’uomo più nitida, più forte e rasserenante di prima.

Qualche tempo fa mi è capitato di vedere Putin, frutto pure lui della rivoluzione bolscevica marxista, farsi la croce e baciare il crocifisso presentatogli dal Pope.

Per molto tempo ho sentito dire da discepoli di questi maestri della morte di Dio, che sono le vecchie generazioni, poco istruite e succubi delle varie Chiese, a credere, ma i progressi scientifici e l’evoluzione in atto faranno piazza pulita di questi retaggi del passato. Lo stesso Casaleggio, il profeta del Movimento Cinque Stelle, ha “profetato” che tra breve la rivoluzione digitale spazzerà via queste vecchie società del passato.

Non so come questa gente possa continuare a fare previsioni del genere, avendo visto pure lei i due milioni di giovani che con Papa Wojtyla, solamente una decina di anni fa, hanno gioiosamente cantato il credo a Torvergata e ha potuto vedere quattro milioni di giovani a Rio de Janeiro. Eppure questi giovani sono nati in questo nostro tempo supertecnologico, emancipato ed essi di certo rappresentano il domani.

La religione in realtà invecchia e deve aggiornarsi, ma la fede è sempre giovane e nuova come il pane, l’acqua, il sole e la luna, checché ne dicano quei poveri grami di atei militanti!

24.07.2013

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