I palazzi della Chiesa

Ho letto recentemente su “Avvenire” e su qualche altro periodico di ispirazione ecclesiale, che il vescovo di Novara e di qualche altra città del nordovest d’Italia, ha destinato una parte del suo palazzo vescovile ad accoglienza per universitari o per qualche altra attività di carattere benefico. Mentre so di certo, e da molto, che il cardinal Lercaro, ai tempi in cui era vescovo di Bologna, aveva destinato una gran parte del suo episcopio agli studenti universitari poveri dei quali si prendeva cura personalmente.

Il venir a conoscenza di queste ultime scelte, mi fa alquanto felice, perché esse sono coerenti al messaggio di Gesù ed anche perché diventano una testimonianza quanto mai significativa anche per i sacerdoti, perché è vero che la gran parte dei preti vive sobriamente, però una parte, che spero piccola, ha bisogno di questo esempio.

Credo che Papa Francesco – se fosse per lui – tornerebbe al “Capitolo delle stuoie” come il suo antico omonimo e santo ispiratore; comunque mi è stato di estrema edificazione il fatto che abbia rinunciato ai regali appartamenti pontifici che, a suo dire, potrebbero ospitare 300 persone, preferendo loro la più modesta dimora di Santa Marta.

Mi sono posto, per puro diletto intellettuale, la domanda di che ne sarà di quei sontuosi appartamenti. Penso che siano poco adatti ad accogliere studenti del terzo mondo o preti che vanno a Roma per prendere la laurea, e d’altronde sarebbe un peccato demolire una memoria storica dei tempi andati, anche se è una memoria poco edificante, non certo tale da inorgoglire il popolo cristiano.

Qualche giorno fa, mentre la mia mente oziava su questo argomento, pensavo che avrei potuto suggerire a Papa Francesco di destinare quegli appartamenti a reddito a favore dei poveri. Credo che tanta gente pagherebbe volentieri il biglietto per visitare quei saloni, mettendoci magari qualche statua di cera per rappresentare il passato e, come custodi, le guardie svizzere con tanto di elmo, alabarda e pantaloni a righe rosse e gialle. Raccomanderei però a chi fosse incaricato di allestire questo nuovo museo, di mettere all’entrata un grande cartello con scritto qualcosa del genere: “Queste sale appartenevano alla Chiesa del passato ed erano abitate dal “Papa-re” che però è definitivamente scomparso con il Concilio Vaticano Secondo e soprattutto con Papa Francesco!”.

Se vi fossero difficoltà per la gestione, potrebbero consultare i lords inglesi che, da secoli ormai, han fatto dei loro castelli, musei a pagamento, purtroppo però non a favore dei poveri!

23.07.2013

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