Gli ibiscus

Molti anni fa mi capitava di entrare, con una qualche frequenza, in un vivaio che sta a Riese Pio X, sulla strada che porta ad Asolo, Il proprietario era uno di quei bravi operai, intelligenti e lavoratori indefessi che s’era fatto da sé, arrivando ad avere una bella azienda; la moglie, una cara donna generosa e devota, che mandava avanti la casa trovando però il tempo di dare una mano al marito ed offrendo un tocco di grazia tipicamente femminile al vivaio delle piante da fiore.

Ogni volta che entravo in quell’azienda, che era “casa-bottega”, rimanevo incantato per la stupenda tavolozza di colori e di forme delle piante da fiore. Mi fermavo presso questa piccola azienda a carattere familiare per acquistare gli alberi per i viali e i fiori per Villa Flangini, la splendida villa veneta collocata su uno dei tanti colli asolani.

Villa Flangini era una dimora che mi faceva sognare e della quale ero orgoglioso, tanto che quando vi andavo mi sembrava di essere quasi un patrizio della Serenissima. In realtà essa era ben di più, ospitando gli anziani della mia amata comunità.

Ebbene, un giorno di luglio di tanti anni fa, scoprii nel vivaio dei fiori splendidi di vari colori, grandi quasi una spanna. La padrona mi disse che erano una qualità di ibiscus gigante. Ne acquistai tre piante per il Centro don Vecchi e aspettai con trepidazione l’anno successivo per vederne la fioritura.

A fine giugno, l’anno dopo, sbocciarono questi fiori giganti. Una pianta li faceva bianchi, la seconda rosetta e la terza rossi: uno spettacolo che incantò gli abitanti del Centro.

L’Olinda, una residente che ha il pollice verde, raccolse i semi, a primavera li seminò e ancora oggi, all’inizio di luglio sbocciano a chiazze questi fiori che si rifanno alla Belle Epoque.

La mia sorpresa però non si fermò alla grandezza e alla bellezza del fiore, ma anche alla sua durata. Gli ibiscus giganti si aprono al mattino e col tramonto del sole si chiudono, stanchi, come si fossero affaticati per la loro sfilata di bellezza: un fiore meraviglioso che dona il meglio di sé, ma che però conclude il suo dono in semplici otto ore.

Al mattino, quando passo e vedo le corolle ormai chiuse in se stesse e avvizzite, esse mi fanno pensare che pure noi uomini dovremmo dare ogni giorno il meglio di noi stessi, perché, come dice il poeta: “si fa subito sera” e la Bibbia suggerisce che “c’è un tempo per tutto”: guai a noi non fiorire nel tempo fissato dalla Divina Sapienza.

18.07.2013

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