L’utopia

Qualche tempo fa mi ha telefonato una signora che, almeno dalla voce, sembrava molto giovane, la quale mi diceva che da tempo stava cullando un progetto a favore dei ragazzi e degli adolescenti in genere e che desiderava confrontarsi con me. Le risposi subito che, per l’età che ho e per il “mestiere” che faccio, io conosco meglio il problema dei vecchi che non quello dei giovani.

Non riuscii però a dirle di no e quindi ci incontrammo il giorno dopo qui al Centro. In realtà mi parve che fosse davvero “una ragazzina”, anche perché vestiva un abito vezzoso alla zingara che le arrivava fino alle caviglie.

Si presentò dicendomi che era sposata, con due figli, che era impegnata nella sua parrocchia e che da vent’anni insegnava religione nella scuola pubblica. Capii subito che era una donna intelligente, spigliata e cristiana convinta ed appassionata del mondo giovanile.

Questa “catechista” aveva constatato che nel pomeriggio i ragazzi delle elementari e gli adolescenti delle superiori rimanevano tanto tempo soli in casa perché i genitori lavoravano, passando così molte ore davanti al televisore, ma soprattutto davanti al computer che, a parer suo, è ancora più pericoloso. A questi ragazzi manca il dialogo, non hanno manualità non facendo la minima esperienza a livello di “apprendistato professionale”.

Partendo da questa premessa, sognava che qualche parrocchia o la curia potesse mettere a disposizione delle sale ove questi ragazzi, guidati da anziani, artigiani o esperti in qualcosa, potessero fare i compiti ed apprendere quelle nozioni pratiche e quelle esperienze di aggiustaggio e manutenzione di cui ogni persona ha bisogno, soprattutto per avere un rapporto non istituzionale con gli adulti. Ella aggiunse che nella sua parrocchia, quella di Santa Maria Goretti, la cosa non è possibile per carenza di spazi.

Io, pur sembrandomi un bel progetto, le dissi che le attuali parrocchie sono troppo piccole ed assolutamente incapaci di realizzare progetti del genere. Bisognerebbe che “il Governo” – e mi riferivo alla curia o agli organi ecclesiali preposti alla gioventù – si impegnassero per promuovere dei centri interparrocchiali o cittadini.

A questo proposito ci dovrebbero essere i vicariati ad affrontare problematiche del genere, ma essi temo che appartengano a quegli “enti inutili” che sopravvivono stentatamente, ma che sono assolutamente improduttivi. Il mio pensiero è andato quindi all’esperienza del “Comune dei giovani” di Bassano, che a livello cittadino dà risposte alle più svariate attese del mondo giovanile. Ma da noi questa è un’utopia che l’esasperato individualismo veneziano relega nel mondo dei futuribili!

Dissi alla signora che sarebbe stato giusto rivolgersi al responsabile della pastorale giovanile, però mi è parso che fosse piuttosto scettica sull’efficienza di simile organismo, ed io più di lei, per le mie esperienze del passato da parroco.

08.07.2013

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