Malinconia per un mondo al tramonto

Al don Vecchi, il mio piccolo mondo, c’è un ricambio ora abbastanza veloce; con la media di 85 anni che impera, le partenze per la Terra Promessa, se non sono settimanali, poco ci manca, comunque due tre volte al mese parte il treno per l’eternità.

Una prima tappa a San Pietro Orseolo per l’ultimo saluto, poi la nebbia dell’oblio avvolge tutto nel mistero, mentre in segreteria si affollano i pretendenti al posto rimasto libero.

Questa è la vita!

Qualche giorno fa incontrai all’ingresso del don Vecchi un volto nuovo di donna anziana. Intuii che doveva essere una nuova inquilina che era appena entrata alla chetichella nel nostro borgo di viale don Sturzo.

Difatti appena le chiesi se era una dei nostri, annuì prontamente. Si trattava di una anziana che stava avviandosi verso la quarta età. Le feci qualche domanda tentando di inquadrare la nuova venuta con cui dovrò condividere casa e destino per i pochi anni che forse avremo ancora da vivere. Si trattava di una donna cordiale, spigliata, una veneziana disinvolta dalla battuta calda e pronta.

Le chiesi dei figli; ottimi, come sempre lo sono per tutte le mamme, ma fu la richiesta di notizie sul marito, che pensavo morto, da noi prevalgono le vedove, che mi stupì alquanto.

“Mi auguro che sia ancora vivo!”

Si erano separati da tempo e il coniuge le era diventato talmente estraneo da non sapere neppure se era ancora vivo. Per fortuna non c’era ne malanimo ne rancore, ma una assoluta e totale indifferenza!

Al don Vecchi siamo tutti anziani e dovremmo quindi rappresentare “il piccolo mondo antico”, mentre purtroppo siamo ormai i protagonisti del “mondo moderno” sempre adoperando le definizioni di Fogazzaro, ma credo che di questo autore abbiamo anche il rimpianto e la malinconia del nostro mondo al tramonto!

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