Deriva inesorabile

So che non è cristiano e perciò tento di soffocare questo risentimento, ma questa mattina avrei soffocato il sindaco e l’intero consiglio comunale di Venezia.

In prima pagina del Gazzettino mi è balzata subito all’occhio una notizia che purtroppo paventavo da tempo: Cardin, stanco del tiramolla e dell’indecisione del Comune di Venezia, ha rinunciato ad offrire alla città ciò che mezzo mondo sarebbe venuto a vedere e che avrebbe dato lavoro ad un numero consistente di persone.

Provo rabbia, tristezza e disprezzo per una città, ma soprattutto per la sua amministrazione che sta letteralmente affondando nella laguna e che, altrettanti letteralmente, sta cadendo a pezzi. Ora che finalmente i veneziani non avranno la torre di Cardin in concorrenza al campanile di San Marco, potranno godersi le alghe che imputridiscono, che fanno morire molluschi e pesci e continuare a crogiolarsi nella gloria del passato e decaduto vivere, mendicando sussidi dal governo e lucrando dal gioco d’azzardo della bisca del Casinò.

Vivo a Venezia dal ’42 e in questo tempo ho visto come l’amministrazione comunale ha permesso che quel polo industriale d’eccellenza che il conte Volpi ha costruito, andasse in rovina perché i veneziani avevano a nausea i fumi di Marghera e per eliminarli han preferito che questo polo diventasse un ammasso di ruderi.

In questi ultimi anni, nonostante che ad ogni pié sospinto la città andasse sott’acqua, solo un miracolo ha permesso che la si salvasse col Mose, con i soldi del governo; ma quanta ostilità, quanta poca collaborazione!

C’era l’opportunità delle nuove carceri, ma esse turbavano i residenti di Campalto e così si è lasciato perdere. Ora s’è perso il “Lumiere”, e si sta perdendo l’opportunità delle grandi navi che portano oro in città. I russi offrivano lo stadio, ma il Comune ci deve ancora pensare; si offriva il quadrante a Tessera: abitazioni, lavoro, traffico, vita! Signor no! Pare che non se ne faccia nulla. Tanto Venezia è stata operosa, intraprendente ai tempi della Serenissima, tanto oggi è pigra, indolente, boriosa e con la testa montata.

Forse questa è una nemesi storica, però ognuno può scegliersi la fine che vuole, ma perlomeno non si opponga a che Mestre, Marghera, Chirignago, Favaro, possano scegliersi il loro domani e non siano costretti a condividere la sorte di una città che non ha fiducia nel futuro e fra pochi decenni sarà meno viva di Ostia o di Pompei!

Questo declino viene da lontano, ma nell’ultimo mezzo secolo ha subìto un’accelerazione che è stata davvero sorprendente. Fra poco Venezia diventerà una specie di acquario da pesci rossi in cui si muovono poche gondole. Nessuna delle amministrazioni comunali dell’ultimo secolo è stata in verità tanto lungimirante e saggia, ma le ultime, che poi sono state e sono di sinistra, ci stanno portando alla catastrofe!

(scritto il 27.06.2013)

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