Ha dato tutto di sé

Da novembre a maggio celebro la messa feriale nella mia “cattedrale tra i cipressi” alle ore 15, per l’orario invernale. Confesso che quando celebro il venerdì il “memoriale” della passione, morte e resurrezione di Cristo, provo quasi un brivido avvertendo la coincidenza del giorno e dell’ora in cui avvenne la morte di Gesù e il suo relativo invito: «Fate questo in memoria di me».

Il sacerdote, a motivo della ripetitività della formula e del gesto, corre sempre il pericolo di lasciarsi andare ad una celebrazione formale senza una particolare partecipazione a livello razionale ed emotivo ma, ripeto, in questa occasione la coincidenza mi tien ben desto, non sono perfettamente conscio di attuare l’invito di Gesù. Dovrebbe essere sempre così, onestamente tento che avvenga, ma purtroppo spesso “mi perdo” e il ritmo addormenta il mio spirito. Il venerdì però ciò raramente mi accade.

Ricordo di aver letto, tantissimi anni fa, un romanzo di Coccioli, un autore di cui non ricordo più il nome, la cui trama parlava di un fuggiasco inseguito dai fascisti, che per salvarsi si nasconde tra i fedeli che partecipano alla celebrazione del Sacrificio. Il narratore riesce a descrivere il coinvolgimento emotivo di questo fuggiasco, il quale assieme all’assemblea dei fedeli vive realmente pure a livello emotivo i sacri misteri.

Quella lettura mi pone sempre questo obiettivo e mi stimola ad una celebrazione più vera possibile. Anche durante l’estate, quando celebro di venerdì mattina, avverto, anche se un po’ lievemente, l’emozione che provo durante la celebrazione che coincide esattamente, sia per il giorno che per l’ora, con il dono che Cristo fa di sé ai discepoli.

Questa mattina, ricordando in maniera più lucida del solito la parola di Gesù “Prendete, mangiate il mio corpo, bevete il mio sangue”, chissà per quale associazione di idee, mi venne in mente un canto che la corale Carpinetum della mia vecchia parrocchia eseguiva ogni Venerdì santo. Il canto modulava con note struggenti questo motivo: “Ha dato tutto di sé”. Era un canto che mi entrava nel midollo delle ossa e mi faceva sentire in modo veramente reale il dono di Gesù.

Questa mattina una illuminazione interiore mi fece “vedere” il nostro Papa che si dona tutto senza risparmio, che si lascia letteralmente “mangiare” dalle folle di uomini provenienti dal mondo intero, quelle folle che cercano in lui verità, speranza, solidarietà e pace interiore.

Poi, come di rimbalzo, questa luce interiore mi chiese in maniera perentoria: “e tu, che cosa dai di te alle persone che vengono nella tua chiesa così numerose ed attente per chiederti silenziosamente, ma in maniera vera, la stessa certezza?”

Cosa posso dare io di nuovo? Poco, quasi niente, ma se dono Gesù, come ho scelto di fare, faccio il più gran dono che un uomo possa fare al suo prossimo.

(scritto il 24.06.2013)

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