Il riformatore

A Roma, una quindicina di anni fa, c’è stato un presidente della Repubblica che s’è dato da fare per sburocratizzare e risanare lo Stato italiano, occupato ed appesantito in una morsa mortale da una mentalità e da una burocrazia che lo rendevano ingessato e pressoché impotente.

Francesco Cossiga, che fu definito “il picconatore”, cercò di realizzare questa immane impresa, ma fu sconfitto. Alcuni dissero che aveva perso il senno, altri lo osteggiarono in maniera tale che dovette andarsene anzitempo, eppure era una persona intelligente e il suo intento era certamente nobile.

Nella stessa città non il Parlamento, ma la Provvidenza, ci ha donato un altro uomo, ma questa volta è un uomo di Dio che pare miri allo stesso scopo per quanto riguarda l’apparato, la mentalità e lo stile di vita della Chiesa che ha, a Roma, il suo centro.

Papa Francesco sembra però aver scelto un modo di procedere diverso, pur intelligente e determinato quanto quello di Francesco Cossiga. Papa Francesco, da vero riformatore, ha cominciato a cambiare la Chiesa facendolo prima sulla sua pelle, cominciando col scegliersi un nome che, non solo in Italia ma nel mondo, rappresenta l’interpretazione più alta e fedele del messaggio di Gesù, chiedendo poi la benedizione del popolo di Dio prima di darla egli stesso, rifiutando i paludamenti della Chiesa del passato e preferendo ad essi la sua semplice tonaca bianca che lascia intravedere i pantaloni e le scarpe per nulla eleganti. Continuando a rifiutare i fasti della dimora reale del Papa re, preferendo un appartamento più umile a Santa Marta, adoperando un linguaggio popolare piuttosto che i discorsi elucubrati della teologia, Papa Francesco, fin subito dalla sua elezione, ha ribadito che “le pecore” si devono cercare dove sono e tale deve essere l’amore per esse da impregnarsi quasi del loro odore. Ha chiesto di pregare perché lo si aiuti a scegliere vescovi innamorati delle anime, ha preso posizione nei riguardi dello IOR, la banca vaticana, e ha affermato di non aver tempo per le vacanze ed userà Castelgandolfo solamente per accogliere i pellegrini… e via di seguito su questa linea, parlando e operando sempre in maniera coerente ad essa.

Papa Francesco non “piccona” ma, pur con dolcezza, dimostra una determinazione assoluta nel perseguire l’obiettivo di una Chiesa povera impegnata per i poveri.

Spero proprio che a qualcuno venga voglia di raccogliere in un’antologia le prese di posizione e le scelte operative di Papa Francesco per portare la Chiesa alla freschezza e alla genuinità delle origini. Sarà un compito duro, ma fortunatamente il nostro Papa ha la determinazione e la costanza per poterlo fare.

(scritto il 22.06.2013)

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