I nuovi luoghi di aggregazione

Ho letto non so dove che un grosso imprenditore, proprietario di una catena di ipermercati, ha costruito, all’interno di un grandissimo centro commerciale, una chiesa sempre aperta, dove in giorni determinati e ad ore fissate, un sacerdote celebra e fa la sua catechesi.

M’è ritornata alla memoria questa notizia parlando con un mio amico dell’eterno problema di riuscire a recuperare i generi alimentari in scadenza o comunque non commerciabili. Questo mio carissimo amico, attento alla vita e all’evolversi della nostra società, stamattina mi riferiva che aveva visitato il nuovo ipermercato della DESPAR nell’area circostante l’ospedale dell’Angelo. Era rimasto strabiliato da questo colosso del commercio: negozi lussuosi, tavole calde, ristorante e bar, climatizzazione perfetta, caldo d’inverno e frescura d’estate e soprattutto un afflusso di gente che non solamente è interessata agli acquisti, ma che trova nell’ipermercato quella che nell’antica Grecia si chiamava l’agorà e che dal medioevo in poi è diventata “la piazza”: il luogo dell’incontro, del dialogo e della socializzazione.

Oggi l’ipermercato offre quanto di meglio uno possa desiderare, dal parcheggio comodo alla possibilità di rifornirsi di qualsiasi articolo di cui uno possa aver bisogno, di prendere un caffè o un aperitivo al bar con gli amici, di incontrare gente, di passeggiare, di collocare i propri bambini nella baby house con giochi, di stare al caldo o al fresco in qualsiasi stagione senza spender soldi, di mangiare una pizza o ristorarsi alla tavola calda o semplicemente di passare un pomeriggio o una serata senza annoiarsi.

Il mio amico concludeva con un po’ di amarezza: «Le nostre piazze sono fatalmente destinate a svuotarsi, i luoghi di cultura a rimanere deserti, il centro si sta spostando inesorabilmente nei nuovi centri commerciali della periferia».

Mentre parlava io, che mi interesso di anime, di fede e di Chiesa, sentivo tristezza al pensiero che le nostre chiese continuano ad affacciarsi su piazze diventate deserte e che sono destinate a non essere più frequentate dalla gente normale. Mi chiedo: “Le nostre diocesi si sono accorte, riescono a leggere queste nuove situazioni? come pensano di essere presenti nella nostra società?”.

La nuova evangelizzazione, della quale si parla tanto, per essere attuata ha bisogno di spazi, di uomini, di linguaggio, di stile, mentre fino a poco tempo fa il prete della Chiesa veneziana, incaricato di questo compito così affascinante, ma così difficile, aveva trovato la soluzione per il nuovo annuncio scrivendo su “Gente Veneta”, il settimanale della Chiesa veneziana: “Gocce di liturgia!”.

Ho paura che il “gap” tra la Chiesa e il mondo moderno stia purtroppo allargandosi ulteriormente.

(scritto il 20.06.2013)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.