Vangelo e Costituzione

Le mie letture provengono tutte dalla produzione del mondo cattolico, sia come volumi che come periodici. Non mi sento di imbarcarmi in terreni sconosciuti e pericolosi per la mia fede, sapendo di non essere culturalmente attrezzato per difendermi da tesi portate avanti dal mondo laico, agnostico ed ateo che caratterizza la gran parte della cultura e dell’opinione pubblica del nostro tempo.

Talvolta ho persino paura che qualcuno possa minare in maniera seria e pericolosa quella strutturazione religiosa e teologica che mi sono costruito con fatica durante tutta la mia vita. Talvolta avverto qualche piccola crepa, qualche cedimento, qualche parete con infiltrazioni estranee, però ho la sensazione che gli elementi portanti reggano ancora bene.

Questa relativa serenità la debbo soprattutto alle “frequentazioni” dei “profeti del nostro tempo”: da don Mazzolari a don Milani, da papa Giovanni al vescovo don Antonino Bello, da padre Turoldo a don Gnocchi. E poi quella bella schiera di scrittori cattolici d’oltralpe: Maritaine, Peguy, Mauriac, Mounier ed altri ancora.

Però in questi ultimi anni la mia riflessione si fa particolarmente attenta ed appassionata su questi valori che la gerarchia ecclesiastica chiama “irrinunciabili”. Sono totalmente d’accordo col magistero ufficiale della Chiesa, rivendico in maniera assoluta il diritto che la Chiesa li possa proporre, con ogni suo mezzo, ai “fedeli” come agli “infedeli” del nostro Paese e del mondo intero, ho però sempre qualche dubbio in più che si pretenda di imporre questi splendidi e preziosi “tesori” per legge.

Don Gallo, che ho conosciuto recentemente, afferma che il cristiano di oggi deve avere come guide religiose e civili, il Vangelo e la Costituzione. Credo che il Vangelo debba essere per i cristiani credenti una legge assoluta e inderogabile e di esso si deva fare una legittima proposta per tutti, mentre per quello che riguarda la vita civile, come cittadini d’Italia, il codice fondamentale debba essere la Costituzione e solamente essa debba essere il comune denominatore per credenti e non credenti.

Lo Stato deve garantire in maniera assoluta che i credenti possano vivere integralmente i valori e le norme della loro fede, mentre temo che non sia neppure “cristiano” pretendere che anche chi non crede e non condivide la proposta evangelica debba adeguarsi per legge a ciò che noi cattolici crediamo. In tempi lontani vigeva la norma che la religione dei cittadini doveva essere quella del loro re, oggi però, fortunatamente, ne abbiamo fatto della strada a questo riguardo.

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