Un rimpianto ingiustificato

Non so da quanto, comunque la Chiesa da molto tempo, come ha dedicato il mese di marzo alla devozione di san Giuseppe, maggio alla Madonna, ha pure dedicato il mese di giugno alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.

Io ho vissuto la mia fanciullezza quando questa devozione era quanto mai in auge. Ricordo che nel mio paese natio, piccolo borgo di campagna che si adagia tranquillo e sonnolento a ridosso dell’argine sinistro del Piave, nella chiesa parrocchiale ricostruita dopo la prima guerra mondiale in stile neoromanico a tre navate, c’era nell’abside della navata di sinistra un altare dedicato al Sacro Cuore. Sopra l’altare troneggiava una statua di terracotta dipinta, con l’immagine tradizionale di Gesù col cuore rosso sangue in mano.

A quel tempo quel singolare atteggiamento non lo trovavo strano, ora questo sezionamento da tavola anatomica mi crea un rifiuto istintivo, ma allora le prediche, la coroncina del sacro cuore, la messa dei primi nove venerdì del mese che ci “garantivano” comunque il Paradiso, mi facevano trovar naturali queste iconografie.

Anche quest’anno, all’inizio del mese di giugno, sulla scia di quelle esperienze della prima infanzia, invitai i miei cari fedeli a prendere coscienza di come e di quanto Gesù ha amato l’uomo e ci ha insegnato ad amarlo pure noi. D’istinto, parlando di questa pietà, mi venne da rimpiangere la chiesa affollata di gente, le comunioni generali di un tempo, mentre ora pare che i fedeli lascino passare sopra i capelli questo invito a scoprire il vero volto di Gesù: non quello effeminato dei santini, ma quello robusto, virile, appassionato del Cristo del Vangelo.

Quest’anno, mentre parlavo di questo argomento, ebbi la sensazione che il punto di riferimento per questo invito a scoprire il Cristo storico, fosse più il Gesù di Pierpaolo Pasolini che quello di santa Margherita Maria Alacoque.

In quest’ultimo tempo della mia vita mi appassiona ogni giorno di più l’impegno a tradurre la fede e la religiosità appresa nella mia infanzia in qualcosa di nuovo e di più aggiornato, per renderne la sostanza accettabile e credibile alla gente del nostro tempo. Constato che questa è un’operazione difficile, che sono pochi i preti a farlo, ma che è sempre più urgente e necessario farla, se non si vuole che Cristo sia messo in soffitta tra le cose vecchie che non servono più.

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