L’innesto

La confidenza che vi faccio è certamente un po’ puerile, credo però che sia opportuno che mi presenti come sono e non come vorrei essere o come gli altri vorrebbero che io fossi.

Quando ho sentito che il nuovo presidente del governo italiano non potendo andare a messa al mattino per via dei suoi impegni di capo del governo, era andato alla messa vespertina, ho provato quasi una carezza al cuore.

Enrico Letta è del partito democratico, quel partito che ormai solamente Berlusconi e lo “sceriffo” trevigiano Gentilini si ostinano a chiamare ancora comunista. Anch’io, come credo la maggioranza degli italiani, sono convinto che il PD. abbia poco a che fare con il partito di Togliatti, Ingrao e Paglietta, anche se talvolta si avverte che, tutto sommato, qualcuno ha ancora qualche nostalgia, o almeno qualche reminiscenza della scuola fatta alle Botteghe oscure.

Io sono molto contento che all’interno del PD ci sia una componente di cattolici abbastanza significativa; la mia contentezza non proviene dalla speranza che questi cattolici diventino maggioranza e si impadroniscano di questo partito, ma solamente dalla speranza ché vi portino un po’ di stile, un tono, degli atteggiamenti più moderati e più vicini al comandamento “ama il prossimo tuo”, meno polemici e differenti da chi rimane legato al secolo scorso quando Marx ha predicato la lotta di classe in una società che ormai oggi non esiste più.

Quando sento parlare Letta, Renzi, Fioroni, lo stesso Franceschini – anche se un po’ più spigoloso – e qualche altro, ho la sensazione che, pur dichiarando il proprio dissenso, la diversità di orientamento dalla destra, non ci sia più quell’acredine, quel disprezzo, quella voglia di scontro, quella polemica, quella alterigia che per molto tempo rimase il retaggio di gente che proveniva dalla lotta di classe, dalla bandiera rossa e da quel repertorio che sapeva di rivoluzione piuttosto truculenta.

Sono convinto che l’immissione nel PD di personalità provenienti dalla cultura cristiana, tutto sommato, abbia “addolcito le acque” e stia mettendo le premesse perché il confronto diventi più civile e costruttivo.

Un tempo giudicai con diffidenza questo innesto su questo “albero selvatico”, ora però mi pare che stiano crescendo germogli più vicini all’innesto che al vecchio tronco.

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