La scommessa di Pascal

Quest’anno ho impostato l’omelia del giorno dell’Ascensione sulla “scommessa di Pascal”, pur sullo sfondo della descrizione che François Mauriac ha fatto di questo evento nella sua “vita di Gesù”.

La descrizione che il Vangelo e “Gli atti degli apostoli” fanno del mistero che inquadra il ritorno di Gesù al Padre, è carica di incanto, ma il narratore francese, pur partendo dai dati storici forniti dal Nuovo Testamento, inquadra in un clima di struggente dolcezza questo mistero cristiano.

Mauriac immagina che in una luminosa mattinata di primavera Gesù convochi in una radura verde vicino a Betania, circondata da nodosi ulivi, sua madre e i suoi amici più cari, gli apostoli; e dopo averli abbracciati ad uno ad uno salga dolcemente al Cielo, confondendosi pian piano con l’azzurro e con la luce del dolce sole di primavera.

Il racconto dell’ascensione fatta da Mauriac diventa ancora più limpido e fresco grazie alla traduzione del testo fatta da Angelo Silvio Novaro, il poeta della “Pioggerellina di marzo”. Concesso spazio alla tradizione e al sentimento, ho sentito però il bisogno di ancorare questo racconto della conclusione della vita di Gesù su questa terra con un supporto razionale più consistente, rifacendomi alla “scommessa di Pascal”.

“La vita di ogni uomo, scrive Pascal, incontra fatalmente questo bivio: scegliere un cammino verso la luce nuova del Cielo, come dice sant’Agostino “E’ inappagato il nostro cuore finché non riposerà in Te, Signore!”. Oppure l’altro percorso alternativo: la vita come cammino ineluttabile verso il buio di una notte senza aurora.

Molti uomini del nostro tempo o sono insipienti o, peggio, non hanno il coraggio di fare questa scelta lucida e razionale. Pascal afferma che è assolutamente più conveniente e razionale optare comunque per l’eternità. Se essa c’è, hai fatto centro, se anche non ci fosse, hai tutto da guadagnare perché, sorretto dalla speranza di una risposta adeguata alle tue attese, il cammino è più facile e meno pesante.

Ai miei fedeli, che han seguito attenti ed interessati le mie parole, dissi: «Io scelgo la vita indicata da Gesù, anche perché diversamente la vita si ridurrebbe ad un inganno, una illusione ed una beffa se alla conclusione di tanta fatica, di tanto impegno e di tanta ricerca, quella realtà che chiamo “morte” venisse a distruggere d’un colpo solo “il castello” costruito con tanta fatica.

M’è parso che i fedeli convenissero con me e non con quel pensatore inglese che ha affermato che bisognerebbe denunciare le maggiori religioni perché ingannano gli uomini, promettendo loro la vita eterna, distogliendoli così dall’impegnarsi per l’emancipazione ed il progresso.

Ribadisco: «Io rimango decisamente con Cristo e con Pascal!».

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