La rivelazione è in un continuo divenire

Tanta gente – e pure io per la gran parte della mia vita – pensa che con l’Apocalisse di san Giovanni evangelista la Rivelazione sia completamente conclusa, quasi che il Signore avesse terminato il suo discorso con gli uomini e non avesse più nulla da dir loro. Credo che la stragrande maggioranza dei cristiani abbia una visione statica della fede, quasi che la verità sia giunta all’estremo confine assolutamente invalicabile.

Per molti quello che si può fare attualmente è soltanto conoscere meglio quello che Dio ha detto attraverso i profeti, gli uomini di Dio e soprattutto suo Figlio Gesù. Mentre mi pare che sia certamente più vero che Dio continua il suo dialogo, il suo farsi conoscere dalle sue creature, motivo per cui la nostra conoscenza della verità continua a crescere col tempo e mai si sarà esaurita perché Dio è infinito, inesauribile nel suo manifestarsi agli uomini.

Qualche giorno prima dell’Ascensione, sono rimasto felicemente colpito da una frase di Gesù pronunciata poco prima del ritorno al Padre: «Ho tante altre cose da dirvi, ma voi ora non ne siete capaci, però vi manderò il Paraclito che vi farà comprendere quello che vi ho detto e vi parlerà del Padre».

Per me diventa quanto mai importante apprendere che noi uomini del nostro tempo – ma così avverrà anche per il futuro – possiamo avere una conoscenza di Dio più profonda e vera di chi ci ha preceduto e la qualità della nostra religiosità e della nostra fede è certamente migliore e più avanzata di quella che era nel passato. Quando molti nostalgici rimpiangono il passato per quanto riguarda lo spirito religioso, credo che sbaglino di grosso. L’uomo di oggi, credente o no, praticante o no, è di certo molto più religioso di quanto non sia stato nel passato.

Partendo da questa considerazione sono portato ad essere tanto più ottimista sulla religiosità attuale ed aggiungo che l’uomo che oggi vuol essere in dialogo con Dio, deve essere sempre in una posizione dinamica di ricerca e di crescita, mentre chi si ancora in maniera statica al passato, ha un rapporto con il Signore povero, grezzo e carente.

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