La consolazione offertami da san Paolo

Pur sapendo di sbagliare sarei tentato di addebitarmi gli insuccessi di ordine pastorale causati dai miei limiti di intelligenza e di capacità nel porgere adeguatamente ai fedeli quello splendido messaggio di Gesù in cui credo e che sono convinto che sarebbe veramente un dono ed una grazia per tutti.

Impiego sempre più tempo e pago con sempre più sofferenza la mia preparazione all’omelia domenicale. Talvolta ho paura di banalizzare la parola di Dio ed anche quando mi pare di averne scoperto degli aspetti di grande attualità e validità anche per gli uomini d’oggi, ho la sensazione di impoverirli con un dire povero e deludente.

Tante volte ho fatto il proposito di accettare questa croce, però ad ogni predica debbo pagare un duro prezzo alla delusione e alla mortificazione per la mia pochezza.

Qualche giorno fa, nella liturgia feriale, mi è capitato di leggere negli atti degli apostoli un vero flop di san Paolo, che pure era un uomo intelligente e veramente santo. Si è trattato di quel brano in cui si racconta l’avventura apostolica di san Paolo nei riguardi degli ateniesi che, come la gente del nostro tempo, era piena di sé e convinta di saper tutto.

San Paolo ebbe un’intuizione veramente felice e, avendo scoperto in Atene un altare dedicato al dio ignoto, raccontò che era andato in quella città appunto per parlare di questo dio sconosciuto. Lo spunto felice attirò l’attenzione di quella gente perfino troppo abituata a discettare su tutto, però quando lui disse che voleva parlar loro di quel Dio che Gesù risorto era venuto ad annunciare, qualcuno se ne andò subito e qualche altro, con un atteggiamento di irrisione, gli disse: «Su questo argomento ti sentiremo un’altra volta»!

Io sono d’accordo con Mauriac quando afferma che “tutto è grazia”, tanto che “il Signore sa scrivere dritto anche su righe storte” e perciò spero sempre che il Signore faccia il miracolo di “accendere la fede” anche quando “l’accendino” è assai difettoso, con poco gas, e la pietra focaia logorata, oppure che i miei fedeli siano così buoni come quel cristiano che di fronte alle critiche di fedeli difficili col loro prete, disse: «Io ho sempre ricavato qualcosa di buono da ogni predica che ho ascoltato durante la mia lunga vita».

Per ora, pur con difficoltà e paura, mi reggo su questi due appigli.

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