L’ultimo raggiro

Credevo di essere ormai un esperto, ma ci sono cascato ancora una volta.

Me ne stavo tranquillo a riordinare i lumini nella mia vecchia chiesa del cimitero, quando entrò, dalla porta aperta, un signore. Sono tali e tante le persone che incontro ogni giorno, per cui ormai non mi sorprendo quando qualcuno che non riconosco mi tratta come un vecchio amico,

Questo signore, dai modi abbastanza distinti, cominciò col chiedermi come stavo. La cosa non mi sorprese, perché son solito dire ai quattro venti le ultime vicende della mia salute. Poi, quasi sorpreso, mi chiese: «Ma don Armando, non mi riconosce?». «No», gli risposi. «Ma non si ricorda proprio di me?«. «No», ripetei «Non si ricorda che mi ha dato i soldi per andare a trovare mia madre a Trieste dopo che la Caritas me li aveva negati?». «Veramente no!». E giù a ripetermi che gli avevo pagato il biglietto per andare a trovare sua madre ammalata. Sinceramente non ricordavo. In realtà non mi ricordo neanche cose più importanti, per cui non ero per niente preoccupato di non ricordare quel particolare.

Il signore continuò col dirmi che sua madre era morta, finalmente aveva potuto ereditare la casa che aveva già venduta e che l’indomani avrebbe dovuto incassare centoquarantamila euro.

Aggiunse quindi con aria buonista: «Penso di devolvere una parte ai poveri, perché anch’io sono stato aiutato, anzi – mi disse – questi soldi che intendo dare in carità preferisco darli a lei che conosco bene e che mi ha dato una mano. Vuole che le faccia un assegno a suo nome?». Io, da vecchio tonto, gli dissi che desse alla Fondazione questo denaro e gli diedi quindi gli estremi della ragione sociale della Fondazione.

Finalmente, contento, mi parve che volesse andarsene. Invece, prima di mettere il piede sul gradino della porta, mi disse, con apparente imbarazzo: «La banca mi salderà fra due giorni, non avrebbe qualcosa per le piccole spese di questi due giorni?». “Ci siamo!”, pensai. Ma di fronte ai ventimila euro promessi, pur con un tarlo nel cuore, gli diedi dieci euro. «Non potrebbe darmene altri dieci?» (aveva visto che nel portafoglio ne avevo altri dieci).

Mi salutò dicendomi che mi avrebbe portato l’assegno entro due giorni. Capii allora, chiaramente, che mi aveva imbrogliato, comunque decisi di lasciarlo andare senza rimbrotti, tanto ormai non c’era niente da fare!

Io certamente sopravviverò anche senza quei venti euro, mi spiace solamente che alla prossima richiesta – lo voglia o no – correrò il rischio di dir di no anche alla persona più onesta e bisognosa di questo mondo.

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