La cattedrale dei copti

Domenica primo maggio, dopo la celebrazione della messa in cimitero, ho sentito il bisogno di “fare un salto” al “don Vecchi” di Campalto. Credo che fosse più di un mese che non ci andavo, a causa di una brutta influenza da cui non mi sono ancora liberato (questo articolo risale a diverse settimane fa, NdR).

La bella giornata di sole ha reso ancora più ricca di fascino la “scappatina” in quel di Campalto. Bisogna pur dirlo: i Centri don Vecchi sono veramente belli, ordinati, eleganti e curati anche nei minimi particolari, sia negli esterni che all’interno.

Mi ha accolto sorridente e sornione, Stefano, che col suo nuovo trattorino “faceva la barba” al prato, tanto che il verde che inquadra la facciata dell’edificio, particolarmente pulita e moderna, sembrava un tappeto persiano. Appena dentro mi hanno accolto invece le signore, eleganti e cordiali come nobildonne, felici ed orgogliose della loro sontuosa dimora, ricca di mobili di pregio e di quadri, e più felici ancora sapendo quanto io sia esigente dal punto di vista estetico, del bell’ordine con cui è tenuta la casa. Neanche a Campalto le residenti sono ragazzine, ma in quella cornice così signorile anche i loro volti e le loro persone facevano un tutt’uno con l’eleganza delle sale comuni.

Il motivo però che mi spinse alla “scappatella” non era solo quello di farmi vedere e di controllare, ma anche la curiosità per la nuova chiesa dei cristiani copti che, tutta cupolette e pinnacoli, sta sorgendo accanto al “don vecchi”.

Può darsi che fra qualche anno il crocevia di Campalto diventi famoso per questi due edifici, uno segnato col tocco del futuro e l’altra col contrassegno di una cultura e di una tradizione alle quali non s’è voluto rinunciare neppure in terra straniera e d’esilio. L’edificio sta crescendo a vista d’occhio, tanto che sono assolutamente certo che i passeggeri che arrivano e partono dal vicino aeroporto, dall’alto guarderanno incuriositi questo angolo di terra nel quale due realtà tanto diverse per tradizione e cultura si danno una mano e vivono fraternamente l’uno accanto all’altra, in un clima di perfetta integrazione civile e religiosa.

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