Un obiettivo tanto difficile da sembrare impossibile

Sono sempre stato convinto che il bene vada fatto bene perché, se non fosse così, non sarebbe neppure bene.

Non c’è persona che entrando in uno dei Centri don Vecchi non si meravigli per la pulizia, il buon gusto e la signorilità dell’ambiente. La reazione più comune si traduce quasi sempre con questa affermazione: “Questa non è una casa di riposo, ma un albergo a cinque stelle!”. In verità le cose non stanno realmente così, però è una nostra convinzione che sia importante offrire a chi ne ha bisogno non solamente un qualsiasi alloggio, ma un alloggio dignitoso ove vi possa dimorare senza sentirsi avvilito il “figlio prediletto di Dio”.

Però, per poter praticare questa solidarietà d’alto rango, serve denaro, tanto denaro e quand’anche esso ci fosse, bisogna poter contare sulla collaborazione degli utenti. Purtroppo questo non avviene sempre e per tutti. Per entrare al “don Vecchi” tutti promettono mari e monti; una volta entrati però, tutti o quasi tutti sono prontissimi ad accorgersi e ad approfittare di ogni vantaggio; molto meno purtroppo sono altrettanto pronti a rendersi disponibili. Solamente con l’aiuto di tutti si possono abbattere i costi in modo che anche le persone meno abbienti possano vivere in un ambiente dignitoso.

Qualche giorno fa sono stato costretto a lanciare un appello per trovare un pensionato disposto ad annaffiare e curare i fiori e le piante del nostro parco, perché non si riduca allo stato selvatico dell’orto di Renzo Tramaglino, il celebre protagonista dei “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Mentre calibravo le parole nella speranza che qualcuno potesse rispondere positivamente al mio appello, mi venne in mente che al “don Vecchi” di Carpenedo abitano almeno duecentocinquanta persone, ma quasi tutti, alle richieste di collaborazione, rispondono come i protagonisti della parabola evangelica dell’invito a nozze: “Ho nipoti da badare, abbimi per iscusato; ho l’artrite, abbimi per iscusato; vado all’università della terza età, abbimi per iscusato; non ho pratica….”

Mi piacerebbe scrivere che tutti gli anziani sono compartecipi, impegnati e coinvolti, cosicché il bene di tutti nasca dall’impegno di tutti; purtroppo non è ancora così, non rinuncio però a sperare per il futuro.

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