La puzza delle pecore è il profumo del prete

Sto divertendomi alquanto immaginando le reazioni dei sottili ed acuti docenti di teologia, di pastorale, di psicologia e di tutte quelle discipline ecclesiastiche che attengono al rapporto fra il sacerdote e la sua gente quando sento il nuovo Papa auspicare che i “pastori” puzzino di pecora.

Molto probabilmente sarà difficile che queste reazioni vengano a galla in maniera manifesta, che i giornali e le riviste cattoliche le riportino all’attenzione dei lettori; di certo invece rimarranno al chiuso, nella penombra dei conciliaboli degli addetti ai lavori che la vita e la gente la conoscono solamente dai libri.

Il Papa non ha usato circonlocuzioni o discorsi complicati per affermare che i religiosi e chi si occupa dei cristiani e della gente del nostro tempo, devono calarsi dentro a queste realtà, e non possono vivere segregati da esse dietro la siepe dell’orticello dei devoti, ma devono riprendere a diventare lievito che fermenta dal di dentro la pasta umana adoperando le parole, le vesti, i modi di essere e di porsi che siano dello stampo di quelli adoperati dalla gente di oggi.

Il Papa sta tentando di far saltare gli steccati, le balaustre, le distinzioni. Le avanguardie cristiane tutto questo l’han capito da tempo. Ci sono infatti abbondanti testimonianze di “operatori pastorali” che hanno scelto di vivere “con loro, per loro e come loro” per tentare di far maturare le potenzialità della gente, far fiorire quelle sementi che il Signore ha seminato con abbondanza nella coscienza di tutti.

Il problema ora è far si che anche “il grosso della Chiesa”, in tutte le sue articolazioni, si lasci coinvolgere in questa scelta ed esca dal chiuso, non solo di una mentalità estranea al modo di pensare dell’uomo di oggi, ma anche da un certo appartarsi, quasi sia timorosa di farsi influenzare da quello che Gesù definiva “il mondo”.

Oggi la Chiesa, nella figura del prete e dei cristiani più impegnati, deve presidiare il territorio, dialogare soprattutto con gli uomini reali e non quelli delle definizioni libresche, vivere accanto, partecipare alle problematiche attuali, lasciarsi coinvolgere. La Chiesa non può rifugiarsi in un mondo elitario, isolato dal resto del mondo. Già la rivoluzione francese aveva scalzato “il terzo stato”.

E’ un po’ particolare, però è quanto mai efficace la richiesta del Papa che i cattolici, e soprattutto i preti, siano impregnati dall'”odore della gente reale”!

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