Scalfari e i cardinali

Il solito magistrato in pensione, che mi onora della sua amicizia e frequenta la mia chiesa, probabilmente vedendo quanto mi interessano i pensieri del compianto cardinal Martini e l’uso che ne faccio nelle mie omelie, recentemente mi ha regalato un altro volume che riporta alcune conversazioni tra il famoso giornalista, fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari e il cardinale di Milano. Queste conversazioni hanno avuto luogo nella casa di riposo dei Gesuiti di Milano, quando Martini era già in pensione da anni e il suo stato di salute era molto precario perché minato dal Parkinson.

Scalfari, che da sempre si dichiara laico ed ateo, pone delle questioni al cardinale su tematiche esistenziali, ecclesiali e sociali. Quello che mi ha alquanto sorpreso è la delicatezza, quasi la tenerezza con le quali interroga il cardinale, più giovane di lui di qualche anno.

Io ho conosciuto Scalfari leggendo i suoi editoriali: decisi, acuti, spesso taglienti e di una ironia sferzante, ma soprattutto in un dibattito, sempre su temi religiosi, che qualche anno fa questo giornalista ha avuto a Cortina su iniziativa di quella prestigiosa comunità montana. In quell’occasione Scalfari era stato impietoso, facendo degli “affondo” di una durezza spietata, tanto che non gli avevo perdonato di avere letteralmente umiliato il nostro Patriarca, non solo con la sua notevole bravura dialettica, ma usando perfino sarcasmo nei riguardi delle tesi portate avanti dal nostro cardinale il quale fu ridotto in visibile affanno, tanto da arrancare penosamente.

M’aspettavo qualcosa del genere anche con Martini, invece no: ha posto le domande con una delicatezza e con sommo rispetto, convenendo con lui su quasi tutto. M’è sembrato del tutto aperto al dialogo e in ricerca sincera di tutti gli elementi che potevano essere condivisi.

Di certo Martini si comportò con una calda ed umile umanità, mai impalcandosi a maestro, ma offrendo sempre le sue proposizioni, confessando le debolezze della Chiesa e i suoi dubbi, proponendosi come un umile ricercatore della verità. Mai una condanna, mai un’affermazione perentoria!

Leggendo questo volume mi è parso di capire che la cultura del nostro mondo non può considerarsi ostile e nemica del messaggio cristiano, anzi mi è parsa un filtro per purificare ed inverare il pensiero cristiano nel nostro tempo.

Papa Giovanni, che di saggezza ne aveva molta, aveva veramente ragione quando affermò che “sono molto più i punti che uniscono di quelli che dividono tra credenti e non!”.

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