Il rito religioso, a volte simbolo pressoché indecifrabile

Talvolta mi sorprendo che solo ora, dopo più di cinquant’anni di militanza sacerdotale, emergano dalla mia coscienza religiosa certe problematiche che nel passato non avevo avvertito o non avevo ritenuto così importanti come le sento ora.

Il problema che in questo ultimo tempo mi sta interessando quanto mai è la modalità con cui la religione traduce ed alimenta la religiosità o meglio ancora la fede.

La religione per me ha sempre rappresentato tutta quella impalcatura che ha lo scopo di aiutare l’uomo a scoprire la presenza di Dio in mezzo a noi, a cogliere il suo amore ed il suo messaggio e a dar modo al credente di sviluppare dentro il suo cuore e la sua coscienza: l’adorazione, la fiducia, la riconoscenza e tutto quello che una creatura deve sentire verso Colui che gli ha dato tutto e che continua a dargli la possibilità di vivere degnamente la sua vita e di tendere “ai cieli nuovi alle terre nuove”.

La religione adempie a queste funzioni mediante le norme morali, l’ascetismo e soprattutto il culto che traduce questo rapporto con Dio.

Ora, col passare dei secoli, il rito si è costantemente schematizzato, inscheletrito, diciamo pure “disumanizzato”. Tanto da diventare quasi un simbolo pressoché indecifrabile ed estraneo alla sensibilità e alla modalità del vivere.

Da ciò nasce nel mio animo l’urgenza e il dovere che il rito diventi più comprensibile, più ancorato al vivere quotidiano, più vicino al modo comune ed attuale dell’esprimersi della gente del nostro tempo; gesti, parole, segni devono riavvicinarsi maggiormente al modo comune che le persone hanno di esprimere i loro sentimenti.

Picasso dicono è un gran pittore, però solamente lo è per pochi addetti al lavoro non certamente per il popolo.

Non vorrei che la messa, la preghiera divenissero pian piano un dipinto di Picasso incomprensibile alla maggioranza degli spettatori che affermano che “è sublime” non sapendo però perché sia così sublime.

Per quanto mi è concesso di fare tenterò che la religione non scivoli sul magico, ma invece traduca fedelmente il pensiero e i sentimenti di chi sente il bisogno di parlare al Creatore.

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