La tenerezza

Un paio di anni fa è morto uno dei direttori della nota rivista “Famiglia cristiana”, don Zega, un discepolo di don Alberione, che è stato il testimone e il profeta del nostro tempo, che ha insegnato ai cattolici della nostra nazione un uso più serio dei mezzi di comunicazione sociale. In quella occasione scrissi più volte di questo giornalista intelligente, brillante, ma soprattutto ricco di umanità e carico di messaggio cristiano.

Don Zega, come tutti gli uomini seri e coerenti, non ebbe vita facile neppure all’interno della sua comunità. Poi, come avviene quasi sempre, una volta morto, la sua rivista e pure i periodici di ispirazione religiosa, si diedero un bel daffare per erigergli un “monumento funebre” quanto mai specioso. Io però ho colto la solitudine, la sofferenza di questo discepolo di Gesù che ha tentato di essere fedele al Vangelo col cuore, con la testa e con la penna.

In uno dei tanti servizi di “Famiglia cristiana” che rendevano onori postumi a questo giornalista dal volto umano, ricordo di aver appreso che in occasione del suo cinquantesimo di sacerdozio era ritornato nel suo povero paese natio e durante il discorso delle sue “nozze d’oro” con la Chiesa, aveva affermato che noi preti dovremmo essere soprattutto testimoni della “tenerezza” di Dio.

Questa frase, che faceva brillare di luce splendida il cuore di Dio, mi aveva davvero colpito, tanto che vi sono ritornato più volte, leggendo nel Creato, ricco di bellezza sovrana, il tocco della “tenerezza” di Dio che ci raggiunge in ogni tempo e in ogni luogo per accarezzare con dolcezza il nostro cuore.

Cosa mi capita di vedere e di sentire in questi giorni? Il Papa che ripete con insistenza che dobbiamo credere nella tenerezza, non temerla, perché è un mezzo per far sentire il battito del cuore di Dio agli uomini del nostro tempo, così soli e bisognosi di un amore semplice e dolce. Ma soprattutto con stupore ho spalancato gli occhi vedendo Il Papa che dà un bacetto sulla guancia alla presidentessa dell’Argentina che, da quanto so, è una “grimetta” di donna non facile. Quella lady dal cappellino sulle ventitrè in maniera un po’ spavalda e da primadonna, ha detto che pensa di essere la prima donna ad essere baciata da un Papa. Io penso che quel bacetto inaspettato e forse – anzi senza forse – immeritato, non le permetterà mai più di immaginare la Chiesa come una suocera impicciona, ma la farà sentire come una madre buona che tutto sa comprendere e perdonare.

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