La mosca bianca

Qualche giorno fa mi sono recato nella cella mortuaria per dare l’ultima benedizione prima che il legno della bara coprisse il volto di uno dei tanti fratelli e concittadini che ogni giorno silenziosamente e con discrezione ci precedono di qualche tempo nel regno dei cieli.

In quella occasione, ma spesso anche in altre, ero a conoscenza che il defunto non era granché praticante e che anche la sua famiglia era una di quelle che noi preti riteniamo appartenere al “mondo dei lontani”.

Da sempre scelgo, in questi frangenti, preghiere semplici e conosciute, evito salmi o preghiere di difficile comprensione e per nulla conosciute. Preferisco la recita di un padrenostro ai formulari che i liturgisti, gente del mestiere, hanno preconfezionato e si trovano nei libri sacri delle esequie.

Ho intonato il padrenostro, pensando che, come spesso avviene, nel triste luogo si sarebbe sentita solamente la mia voce, invece avvertii subito una voce calda e sufficientemente alta che si sintonizzò sulle parole della mia preghiera. Siccome la voce proveniva da un uomo che stava alle mie spalle, pensai che si trattasse di un catecumenale, amico di famiglia che, come tutti gli aderenti a questi movimenti ecclesiali, sono stati educati a pregare ad alta voce.

Finita la preghiera mi accorsi invece che si trattava del titolare di una delle imprese funebri più vecchie e più note della città. Questo signore è “una mosca bianca” della categoria perché, pur essendo gli addetti ai lavori inappuntabili nella divisa e nel comportamento, si guardano bene dall’aprir bocca, dal presenziare al rito, dal dare qualche segno di fede, pur essendo tutti battezzati e tutti si ritengano cristiani.

Il “rispetto umano” purtroppo anche oggi condiziona questa gente che pur da mane a sera è a contatto col mistero del dolore e della morte e perciò si trova nelle condizioni di toccare con mano e distinguere quello che conta da quello che è effimero. D’inverno pare preferiscano stare fuori al gelo piuttosto che partecipare alla preghiera comune nella chiesa riscaldata e d’estate starsene al solleone piuttosto che beneficiare della chiesa refrigerata.

Purtroppo il laicismo influisce anche su queste persone che, tutto sommato, sono brava gente, ma che pare temano di essere giudicate come gente di Chiesa pur essendo la Chiesa una componente essenziale del loro lavoro e della loro vita.

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