La “mendicità” del sindaco e le carenze del parroco

Qualche settimana fa ha tenuto banco sulla stampa e nelle televisioni del Veneto (ma so che pure ha fatto una puntatina fuori dalla nostra regione) una notizia di carattere ecclesiastico del tutto insolita.

Il Gazzettino, e anche Rai Tre Regione, parlando dello stato attuale dell’economia, che sta mettendo in crisi e facendo fallire molte piccole imprese, creando difficoltà alle famiglie e perfino alle parrocchie, ha informato la cittadinanza che un sindaco di un piccolo comune del padovano, non riuscendo più a rispondere alle richieste di aiuto da parte dei suoi concittadini, ha chiesto al suo parroco di poter fare un appello in chiesa, durante la messa festiva, per ottenere almeno un euro da ogni fedele per soccorrere i cittadini in difficoltà.

Non sono riuscito a capire come si sia svolta la richiesta comunale di elemosina, immagino che il sindaco sia andato sul pulpito all’offertorio per fare la singolare richiesta e poi, al posto del sagrestano, abbia fatto il giro tra i banchi della chiesa per raccogliere con la borsa le offerte.

Plaudo a questo sindaco intraprendente e fiducioso nella sensibilità dei suoi cittadini praticanti; sono però molto meno ammirato dal comportamento del parroco di quella comunità cristiana. Di certo quel prete dice messa, battezza, sposa, fa catechismo e predica, ossia ottempera al primo dovere di un cristiano, ma sospetto che ignori totalmente e non metta in pratica il secondo comandamento, che è simile al primo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Non s’è accorto, quel reverendo, che “Gesù aveva fame, sete, era senza vestiti, senza casa, ammalato e senza soldi?!”

Ritorno ancora una volta sullo stesso tasto che credo sia il “nervo scoperto” di moltissime parrocchie che praticano religiosità rituale ma hanno ormai, per tradizione, perduto coscienza di quello che è veramente “il cuore” del messaggio evangelico.

Negli Atti degli apostoli è scritto che a Roma i cristiani erano definiti dalla gente “quelli che si amano” e non credo che questo amore fosse “un amore soprannaturale” che non significa quasi niente, e neppure che questo amore consistesse nelle sequenze della parlata veneziana: “amor mio, tesoro, anima mia…” Le parrocchie se non praticano la carità e non si attrezzano ed organizzano per soccorrere i poveri, valgono ancor meno dell'”esercito della salvezza”. I sindaci, invece, devono munirsi di strumenti ben diversi da quello del mendicare in chiesa. Mi spiace che stampa e televisione non abbiano neppure accennato a tutto questo!

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